222 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI con qualche centinaio di logori schioppi, ha avuto l’audacia di sfidare ad un informe duello un agguerrito esercito di quindici mila uomini, ben sa dovere la sua prodigiosa vittoria a quel cittadino che, contro il volere dei sapientissimi del governo provvisorio, ha respinto gagliardamente ogni proposta di trattative col barbaro Radetzky. Che se, dopo tante prove di eroico valore, è tornala a subire la sciagura e l’ignominia di una nuova invasione, il deve appunto all’infamia delle capitolazioni e degli armistizii. Burlali così un’altra volta, quei poveri popoli si determinarono di invocare l’efficace soccorso della Francia per liberarsi dai ladri spagnuoli e dagli assassini austriaci. Nel 1628 Richelieu pensò sul serio di prestar mano a Venezia ed al duca di Savoia onde liberare l’Italia da quegli usurpatori, o, per dir meglio, onde impedire agli Spagnuoli d’impadronirsi del ducato di Mantova, a patto però, che gli fosse ceduto il Monferrato; Così l’oiferto sussidio non potè essere accettato;el’armata della veneta republica che ha voluto, non ostante, arrischiarsi sola contro gli eserciti austro-spagnuoli, venne se non sconfitta, per lo manco sbaragliata a Valesso, per cui dovette disordinatamente ritirarsi dalle rive del Mincio fino a quelle dell’Adige. E convien dire che una tanta dirotta non toccò già alle armi veneziane pel valore degli avversarli, i quali non erari nemmanco superiori di numero, ma per effetto di un timor panico, tanto fatale nell’esito delle battaglie. 11 comandante di Valesso, comesi vide abbandonato a sè medesimo, ebbe almeno il giudizio di dare il fuoco alle proprie munizioni, perchè non cadessero nelle mani del nemico. Italiani