CAPITOLO I. 31 lulli periti, seguitava deplorabilmente a tirare in lungo, sicché già si vedevano « con miserabile spettacolo, mescolato con grida orribili, ora cadere per terra morti i soldati e i cavalli, ora balzare per 1’ aria le leste e le braccia spiccale dal resto del corpo (1) ». Alla fine il Fabrizio esclamò: — Abbiamo noi tulli vituperosamente a morire per l’ostinazione e per la malignità di un marrano? Ha da esser distrutto tulio questo esercito , senza che facciamo morire un solo degli inimici? Dove sono le nostre tante vittorie contro i Francesi? Ha l’onore d’Italia e di Spagna a perdersi per un Navarro? — La battaglia, adunque, fu data: ma l’esercito dei confederati restò pienamente sconfìtto, e Ravenna caduta in poter dei Francesi. Se non che Gastone, temendo di non trarre baslevol profitto dalla vittoria, si diede con troppa temerità ad inseguire i nemici, dai quali, in un estremo conflitto, gettalo da cavallo, gli venne miseramente trafitto un fianco con un colpo di picca. Altri, però, dicono che il cavallo stesso gli cadde sotto. Si può ben immaginare quanta costernazione abbia cagionalo in Roma la nuova della perdila di Ravenna, mentre non era certa che, da un momento all’ altro, non potesse toccare a lei pure la medesima sorte. —-Ond’è che tutta la corle pontificia recossi dal papa a scongiurarlo che pensasse a mettersi in pace con Francia, se voleva salvar Roma da tanto pericolo. Ma, d'altra parte, nè i Veneziani, nè il re d’Aragona non gli avrebber concesso di cedere a tali esortazioni , quando egli pure ne avesse avuto la voglia. Però, avendogli pro- (1; Guiccubdini, lii). 10, cap. 1.