CAPITOLO VI. 147 Volevano i Genovesi approiìllare della sconfitta degli Ottomani per assalirli di bel nuovo e far loro passare la voglia di ritentare la sorte dell’Europa, ed armarono a quest’uopo, nel 1405, una flotta di undici galee. Se ne ingelosirono non poco i Veneziani, i quali tosto allestirono una squadra dell’islessa portala, che aflìdarono a Zeno, con ordine di recarsi nei mari d’Oriente, e non lasciarsi mai sfuggire di vista l’armata rivale. Non mancarono le occasioni, o diciam meglio, i pre* testi per venire in breve tra loro ad un conflitto, mentre già chiaramente potevasi scorgere quanto fosse tra loro il mal animo e la diffidenza. Ma i provocatori, stavolta, bisogna dirlo, furono i Genovesi; nè valse il saggio e misurato contegno di Zeno ad impedire che Boucicault, francese, comandante della loro flotta non desse il sacco alla città di Beritos (1), lasciando che venissero depredati i copiosi beni quivi posseduti dai Veneziani, presi i vascelli, distrutte le banche ed intercettato il commercio. A tali eccessi sarebbe stato perfidia o viltà nello Zeno lo starsene inoperoso, e quindi entrò in aperta battaglia presso l’isola della Sapienza. , Come sia avvenuto lo scontro, cel narra l’istesso Zeno in una lettera al Doge di Venezia, che noi riportiamo dal Muratori (2). « Serenissimo principe. Alla ducale signoria vostra fo sapere come, essendo io qui colle galere undici, e due vostre di Romania, a’dì 6 di questo, circa mezzodì, da cinque galere furono fatti segnali per la guardia di (1) È la città di Beirouth, che gli antichi storici chiamavano tlaruti, cd i Romani Felix Julia. , (2) Scriploret rer. ilalic. — Voi. 22.