174 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI miserie di questa vita, e di sottrarlo alla per lui troppo insopportabile aristocrazia del suo governo, con una corda fattagli stringere al collo. Il cadavere fu lasciato penzoloni alla pubblica vista per ben tre giorni, onde servisse di buon esempio alla gioventù che tiene il sangue un po’ caldo nelle vene. Ed il rivelatore? — L'uomo dabbene e fedele, come 10 chiama un certo scrittore, fu ammesso co’suoi figliuoli ed eredi in perpetuo al Maggior Consiglio; ebbe titolo di nobiltà, e divenne così il capostipite di un nuovo albero genealogico della famiglia Anseimi. Sigismondo intanto, il fortunato competitore di Ladislao, venne assunto al trono imperiale; e forte per tal modo di un duplice potere, pensò di venire ad accomodare i conti coi Veneziani, i quali, a malgrado di lui, avevan ripreso possesso della Dalmazia. Tosto pensò la república di provvedere al modo di riceverlo come si conveniva. Tracciò sulla frontiera un trincieramento di ben ventidue miglia; arruolò dalle provincie vicine dodicimila uomini; e mise a contribuzione ogni città dello Stalo perchè fornisse lancie e cavalli con cui formare un piccolo esercito, che dapprima venne posto sotto gli ordini di Taddeo Dal-Verme, e poi del più valente capitano Carlo Malatesta, signore di Rimini, il quale, avendo ricevuto in battaglia tre gravi ferite, venne sostituito dal fratello Pandolfo, signore di Brescia (1). Fu necessario perciò, essendo poco men che esausto 11 tesoro, far ricorso di nuovo allo zelo patriottico dei sudditi della república, i quali non mancarono all’ appello. A conti fatti si trovò che la spesa cui bisognava (1) Vedi IUbiesos de Qreko, Clironic. Tarv., .tom. xix.