532 STORIA DEI, CONSIGLIO DEI DIECI vergogna il ritirarsi, per le difficoltà, dalle loro inclinazioni, e misurano comunemente le cose maggiori con quelle regole, con le quali sono consueti a procedere nelle minori, consigliandosi, non con la prudenza e con la ragione, ma con la volontà e alterezza; dei quali vizi, comuni a tutti i principi, non farà già alcuno che i Franzesi non parlicipino (1). Non vedemmo noi frescamente l’esempio del regno di Napoli, che, dal re di Francia indotto da ambizione e da inconsiderazione, fu consentito la metà al re di Spagna, per avere egli l’altra metà, non pensando quanto indebolisce la sua potenza, unica, prima tra tutti gli Italiani, il mettere in Italia un altro re eguale a lui di potenza e di autorità? — Ma, che andiamo noi per congetture in quelle cose delle quali abbiamo la certezza? Non è egli cosa notissima quel che trattò il cardinale di Roano con questo medesimo Massimiliano, a Trento, di dividersi il vostro Stalo? Non si sa egli che, poi, a Bles fu conchiusa Ira loro la medesima pratica; e che il medesimo cardinale, andato in Germania, per questo ne riportò la ratificazione e il giuramento di Cesare? Non ebbero effetto questi accordi, io lo confesso, per qualche difficoltà che sopravvenne. Ma .chi ci assicura che, poiché la intenzione principale è stata la medesima, che non si possa trovare mezzo alle difficoltà che hanno disturbato il desiderio comune? — Però, considerate diligentemente , degnissimi senatori, il pericolo imminente, e il carico, e infamia che appresso a tutto il mondo oscurerà il nome chiarissimo della prudenza di questo senato, se, misurando male la (1) Altre parole da non lasciarsi passare inosservate. Congratuliamoci pero , perchè col giorno d’ oggi esse cominciano a diventare un controsenso. L’ora estiema pei principi dispotici si può dire , senz’ altro, che fia suonata. I