CAPITOLO li. 49 Uopo sì gravi cure, si diede la república con tulla alacrità a fortificare Padova e Treviso, ed appena fu in grado, diminuì i carichi che nella straordinaria occasione di tanta calamità aveva pur dovuto innalzare. Però la república ebbe ben presto motivo di nuove apprensioni in Oriente, poiché quivi il gran sultano Selim, distrutto il dominio dei Mamelucchi, aveva occupato l’Egitto , con cui Venezia aveva tanto a fare per il suo commercio. Poco di poi, 1519, uscì di vila l’imperatore Massimiliano; e come è ben naturale, insorsero tosto le rivalità per succedergli nella dignità dell’impero. 1 più forti competitori erano Carlo d’Austria e Francesco 1 di Francia. I Veneziani ben tentarono, colla solila loro destrezza, di non compromellersi coi due rivali; ma non riesci loro troppo agevole il non lasciar travedere la propensione che avevano per Francesco, al quale, benché fossero appena usciti da sì duri disastri, trovaronsi già in grado di promettere un prestito di 100 mila ducali per le spese dell’incoronazione, nello sperabile caso che ei fosse riescilo a salire sul trono imperiale; caso, per altro, non avveratosi. Fu dunque sollecita la república di rinnovare i trattati con Solimano II, seduto allora sul trono di Costantinopoli , genio ambizioso e guerriero, che formava l’ammirazione dell’Oriente ed il tremor d’Europa. Ed agevole riesci al veneto governo di averselo amico, e col continuargli il tributo antecedentemente pagato ai soldani d' Egitto per il regno di Cipro, e col non essersi opposta all’acquisto dell’isola di Rodi, e col rispondere troppo freddamente agli invili del re d’Ungheria, assalito dai Turchi. Per tal modo poté la república tenersi ST. BEL Coks. DEI DIECI—Voi. II. 7