CAPITOLO IX. 501 Queste osservanze non siano pratticate dal cancellier grande nostro se non con li rappresentanti di alto grado, quali tutti hanno deputatone di secretario del corpo della cancelleria ducale, tralasciati in questo li rettori de Padova et Brescia; quali tuttoché di alto grado, non si servono di secretario ma di cancelliere che è fuori dell’ordine della cancellarla. 11 castigo che occorra darsi dal magistrato nostra per l’inobedienza di questa terminatone sij fatto pubblico, tralasciato per questo caso singolare l’osservanza del rito secreto, che è proprio dell’inquisitori di stato, et ciò a fine che l’esempio di questa severità vagli a rat-tenere li altri da un eccesso tanto deforme. 34.° Accresce ogni giorno la licenza temeraria di alcuni nobili nostri, quali, benché.falli rei della giusti-tia per casi gravi che restano puniti con bando definitivo et con pena capitale, quando non siano nel numero de’casi atroci, si fanno ardimentosi di habitare in Venetia, ma con sprezzo della dignità pubblica et con manifesto scandalo de’sudditi, non arrosiscono di andar vagando per la città, così a piedi come in gondola, et sulli occhi di quelli stessi che li hanno giudicati. Questo è un 'abuso di mal esempio, non solo per li popolari venetiani, ma per li gentilhuomini di terra ferma, a bocca de! quali passa in proverbio che a nobili veneti, tuttoché rei capitali, non si fa bando che della veste. Ancor loro prendono ardimento perciò di usare contumacia pari ne lor paesi, et se incontrano rigore de esecutione, tassano di parlialità la giustilia del principe. Non è nuova questa arroganza, perchè da una parte del conseglio de’ Dieci, venti anni fa, fu stabilito che quelli