474 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI abitanti. E non mancavan per questo le braccia per l’esercizio di altre arti e di altre industrie; poiché, come ben disse Carl’Antonio Marin nella sua Istoria civile e politica del commercio dei Veneziani, «le città marittime, le quali possono agevolmente esercitare un gran commercio, impoverite di gente per qualche evento, non mancano mai di averne altre pronte che bramano di sussistere e di lucrare, o coll’impiego della persona, o col mettere a censo i capitali, o con il rischio di carico, e da se soli od uniti in società mercantili ». Così il commercio vivificava, ingrandiva, faceva forte Venezia.' Nessun popolo era salito a tanta grandezza commerciale, incominciando da così umili principii. Noi li ricordiamo questi Veneti, tributarii ai popoli vicini di ogni cosa necessaria alla vita, ed altro non avendo per il ricambio che la pesca e il sale. Ma, appunto perchè povero si era il profitto di questo commercio, sentirono la necessità di estenderlo, e vi riescirono colla modicità dei prezzi e con mille altri ingegnosi spedienti. Pòi si diedero alle costruzioni navali; quindi, divenuti più ricchi, esercitarono la loro industria sopra più preziose materie, come a dire la lana, il cotone, la seta, l’argento e l’oro. L’attività dell’industria faceva aumentare la popolazione, e l’aumento della popolazione accresceva il consumo; ed in questo modo la generale agiatezza della popolazione, l’affluenza dei capitali stranieri, l’aumento del lusso etani’altre di queste circostanze, erano fonli sempre nuove di ricchezze per i privali e per il governo. Quand’ecco alcune circostanze esteriori che sopragiun. gonoad interrompere il corso di tanta prosperità. Era impossibile che gli altri popoli d’Europa stessero più a lungo senza entrare in concorrenza coi Veneziani. La conquista