CAPITOLO XVIII. dalle censuro ecclesiastiche. In vista delle quali enqrmilìi, ebbe, dunque, ragione Filippo De-Boni di esclamare che questo è un latto stranissimo, non per anco dall’istoria abbastanza verificato. — Un papa che aveva chiamalo Carlo Vili, un papa che si vantava amatore d'Italia, tentò cancellare dalla terra la sola potenza che Tosse italiana; ordì fra tenebre congiurale una lega tremenda di tulla Europa contro la sola Venezia, assicurandola , intanto, con giuramenti bugiardi di amicizia e di fede ; lega che, per essere un vituperoso insulto a qualunque promessa, a qualunque trattalo, a qualunque internazionale diritto, diventò il fondamento del diritto publico moderno il quale sta, dunque, sopra molli spergiuri benedetti da Giulio 11. — E questi,. per confessione dei difensori della Corte romana, è l’ideale dei papi. Tuttavia, Venezia non cade, e lotta colla morte Ire secoli; all’offesa mortale risponde con mortale offesa, suscitando e proteggendo l’ingegno di fra Paolo. E, sebbene quesla republica sia sialo il reggimento italiano più odialo dalla Corte romana, essa fu una della più forti, durevoli e gloriose aristocrazie della terra, terza sorella a quelle di Sparla e di Homa (1). •Noi esponemmo le principali condizioni della lega , alle quali altre se ne aggiunsero, poi, di minor conto, che non e necessario di qui riferire.—Solo no piace di ricordare come Fistesso Machiavelli, da quel gran politico clic era, anche senza far calcolo di altri più generosi sentimenti, ma solo partendo da quello del più egoistico interesse, trova questa lega assai riprovevole; per cui, dopo avere accennalo come il re Luigi sia sialo (1) Così laptnso, voi. 1, pag. 26. ST. DEI, CONS. BEI DIECI — Vo). I.