CAPITOLO XVIII. 551 tulli si metteva, e massime dallo scaltro ed officiosissimo cardinale, per non lasciargli trapelare la verità. 11 povero ambasciatore, adunque, sedotto dalle tante testimonianze di alieno e di confidenza di cui gli era sì prodigo il ministro francese, scriveva sempre a Venezia la consolante e bugiarda notizia clic la republica poteva contare, a suo piacimento, sull’alleanza del re (1). — Intanto, era stalo conchiuso e sottoscritto il trattato, pel quale l’imperatore, il re di Francia, e quelli d’Ara-gona e di Napoli per riprendere alla republica quanto .essa, nel loro linguaggio diplomatico, dicevano avere usurpalo. Ed i conli, per la verità, sembravano ben fatti; imperocché, lamenlavasi il Pontefice che la republica tenesse occupala Rimini, Faenza ed altre città, secondo lui spettanti alla sede pontificia ; Massimiliano per esser« stato, contro ogni diritto, spogliato di Verona e di Padova ; il Francese perchè si fosse da Milano disgiunta Cremona; e lo Spagnuolo, perchè non integro gli toccasse il regno di Napoli, avendogli i Veneti occupate alcune marittime città.— Entravano nella lega di Cam-brais anche i duchi di Ferrara e di MantoVa, per riavere le città poste nei rispettivi territorii, ridotte sotlo la veneta dominazione. Ed , a far completo il numero , non mancavano, nè il duca di Milano, nè i re di Brettagna e della Pannonia. (1) a Camerari, itaque, quod est in Belgis oppidum, cantra Venctos percussum faedus, quod primula upud Savonam Ligurum Ludovicus XII Gallorum rex, cum Ferdinando Hispano contrarerai. Jdhaesere huic Julius Secundus Romanus antistes, et ipse Maximilianus Caesar, tan-toque silentio società haec, per legatos sancita, dicitur, ut cimi, demuin, ejus suspicio emanarci, Vcnetiis netiiiaquam credcretur ». lib. ut.