CAPITOLO Vili. 221 vano la rivolta fra quei buoni montanari, colla scusa delle innovazioni religiose. La maggior parte di quei paesani, per ¡sfuggire agli orrori di una guerra esosa, cercò rifugio negli stati della república, la quale, perciò credè necessario di prendere le armi colla buona intenzione di costringere l’Austria e la Spagna a deporle. Ma troppo debole era dessa per poterne imporre a quelle grandi nazioni, onde si rivolse alla Francia per invocarne i sussidii. I quali, come è ben da credere, si ridussero a semplici parole; onde gli Austriaci, dopo aver promesso di ritirarsi, assalirono i Grigioni, presero Coira, e, seguendo la rapace indole loro, costrinsero quella città ad un contributo di venticinque migliaia di scudi. E come succede, che i popoli più facilmente in-surgono quanto sono tocchi negli interessi, di quando sono offesi nella vita, quei prodi valligiani dieder mano alle armi piuttosto che toccare la borsa. Già erano riesciti a cacciar gli Austriaci da tutta la Valtellina, quando costoro ricorsero al solito loro spediente di cercare una tregua^ Sciaguratamente venne loro accordala, ed essi ne ap-> profittarono per chiamare in fretta nuovo rinforzo di armi, con cui riescirono a sottomettere un’altra volta quello sventurato paese. Guai ai popoli, i quali nell’ebbrezza della vittoria, invece di approfittarne per sconfiggere totalmente lo scornato ed abborrito oppressore, si abbandonano ai consigli della prudenza e, pensando all’inferiorità del numero piuttosto che alla forzadell’entusiasmo, si lasciano indurre a capitolazioni con un nemico straniero, col quale non è mai lecito scendere a patti finché non è oltre la cerchia del paese usurpato. La povera Milano che, solo