CAPITOLO VI. 155 prima di spirare, come a scarico di coscienza, rivelò ogni cosa al comandarne della republica, onde il complotto venne scoperto, moltissimi dei più compromessi arrestati, e fu gran fortuna che il Renault, da quell’esperlo uomo che era, abbia saputo condurre le cose in modo da far sì che, in ogni caso, lutto il sospetto dell’ intrigo cadesse solo sul governatore di Milano. Se no, questa volta, l’impresa di Bedmar sarebbe stata completamente sventata. Al contrario, anche una tale circostanza finì per giovare ai disegni dell’amba' sciatore; poiché il veneto senato, oltremodo pago d’aver fatto una tale scoperta, credette che tutto fosse finito, ingiunse ai preti di venderne publiche azioni di grazia, e non si curò di stare più oltre sulle vedette. Intanto s’avvicinava il gran giorno della rivolta. Nella quindicina che corre fra la domenica prima dell’A-scensione al dì della Pentecoste c’era in Venezia una delle più grandi fiere del mondo ; e lo straordinario concorso, che per conseguenza vi si faceva, giovava a meraviglia alle viste dei congiurati, i quali potevano rac-cogliervisi in maggior numero ed agire con maggior libertà, senza pericolo di svegliare i sospetti dei Dieci. Ed un bel pretesto avevano i soldati, sparsi nelle diverse provincie, d’avere licenza di recarsi a Venezia per vedere la fiera. In pari tempo, don Pedro ebbe cura di spedir verso Brescia quei cinquecento Spagnuoli che erano rimasti in libertà per lo scoperto complotto di Crema, onde così fossero pronti, al primo avviso, ad impadronirsene. E quanto alla flotta veneta, benché si fòsse ritirala in Dalmazia, era sempre disposta ad entrar in ST. DEL CONS. DEI DIECI. — VOI.: II. 20