CAPITOLO VII. 211 narii, e d’una esecuzione lontana, l’opinione de’ministri non si trovi assolutamente conforme a quella del re, non è da farsene meraviglia, e si concepisce bene che conviene lasciare qualche facoltà a dei ministri collocati in grandi distanze, ed anche a degli agenti d’un ordine inferiore, perchè devonsi supporre meglio istrutti delle circostanze locali ; ma negli affari è certo che i ministri non si determinano mai dietro la loro opinione particolare. Mio padre, sotto il defunto re, si trovava al governo d’una provincia, fece carcerare uno dei principali baroni, signore del castello, uomo di condizione. Questi avendo del credilo alla corte, ne ottenne un ordine per essere messo in libertà. Nulla di meno mio padre non volle mai obbedire, benché questo ordine fosse replicato fino quattro o cinque volte, perchè giudicava che il servizio del re vi si opponesse. Protrasse fino a che sortì di carica. 11 suo successore mise il prigioniere in libertà. 11 re, benché avesse sofferta questa resistenza, non era meno l’oggetto del rispetto de’ suoi sudditi e degli stranieri. Ma negli affari importanti, come quello di cui si traila, negli affari a cui la carità cristiana ripugna, non v’è ministro che sia così temerario per in-gerirvisi, perchè, lo ripeto, sono indegni, detestabili, conlrarii a tutte le leggi divine ed umane. « Quindi, forte sulla mia coscienza, non ho giudicato degni d’una seria attenzione questi discorsi del volgo, e non ho dubitalo della prudenza di Voslre Eccellenze, e della maturità del governo. Ma ciò che può far nascere in me qualche dubbio si è l’agitazione popolare, sono le mormorazioni che circolano, e che sono accolte e favorite, non da persone appartenenti al governo, ma