CAPITOLO IV. 83 L’ammiraglio Venier, senza tante cerimonie, fece appiccare gli Spagnuoli oltraggiosi; ma Don Giovanni di Austria se l’ebbe tanto per male, che quasi ne nasceva un deplorabile conflitto. Come gli alleali furon giunti a Cefalonia, si diressero verso Lepanto, dove s’eran raccolti gli Ottomani. Era l’alba del 7 ottobre 1571 , quando la flotta cristiana, giunta aU’allura degli scogli Corzolari, detti altre volte isole Ecliinadi, poco lungi dal celebre promontorio di Azio, scoperse la turca, composta di oltre 250 vele, sotto gli ordini di Alì capitan bassa. Come questi scorse da lungi i nemici, non ¡stette fermo ad aspettarli, ma mosse loro coraggiosamente incontro per assalirli. Nè punto si sbigottì l’esercito confederalo; che anzi lo stesso Don Giovanni d’Auslria alzò primo il segnale della battaglia. Dividevan con lui il comando dell’ar-mala molti insigni generali, e fra gli altri Sebastiano Venier, Giovan Andrea Doria , Agoslin Barbarigo, il marchese di Sanla Croce, ed il conte Silvio di Porcia. Quesl’esercilo si stendeva per una linea di ben quattro miglia, e Don Giovanni col Veniero, montali su lieve navicella, accorrevano da tulle parli per vieppiù infervorare i soldati, già tanto impazienti di combattere. Nè con minor impeto risposero gli Ottomani al bellicoso invito. Le sei galeazze venele, che formavano come la vanguardia, colle grosse loro artiglierie misero in ¡scompiglio le navi turche, le quali però insinuandosi tra le file nemiche, vennero a stretta lotta lungo tutta la linea. Ferveva la pugna animalissima: quand’ecco la capitana di Alì spingersi diretlamente ad altaccar quella di Don Giovanni. Arduo era il cimento, e la peggio sarebbe subilo toccata a quest’ultimo, se solleciti non