— 77 — dinanzi all’ Europa». Tuttavia, perchè si diceva di non imporre ‘una volontà ’ ma di domandare il libero voto del popolo, era necessario cne il popolo non potesse dubitare della piena sincerità del Governo, che aveva fatto proclamare dal Ite l’Italia degli Italiani. 11 momento di parlare di Roma era venuto, e 1’ 11 ottobre il Cavour dichiarò apertamente quale fosse ‘la stella’ della Nazione. 11 Mazzini domandava che il Governo si impegnasse a gridare subito l’Italia una dal Campidoglio : se non subito, appena fosse stato possibile • ma l’impegno era preso, solennemente. Ed intanto, prima che il plebiscito fosse fatto, prima che il Re ed il Dittatore si incontrassero, la rivoluzione era compiuta : Garibaldi annunziava P avanzata di Vittorio Emanuele esortando: «spargiamo sul suo passaggio come pegno del nostro riscatto e del nostro affetto il fiore della concordia a lui si grato e all’italia si necessario» (Tivaroni, op. cit., p. 342). Se pure quel fiore doveva tanto presto avvizzire, l’ardua battaglia civile era stata vinta. Ma era stata segnata una meta ideale, era stata dichiarata una fede : rimaneva da vincere la battaglia diplomatica. Un’ altra volta le sorti dell’ Italia anelante la redenzione erano intrecciate alla complicata politica della Francia. In una nota precedente ho rilevato come il Cavour potesse osservare la disposizione di Napoleone III successivamente sempre più favorevole, in sostanza, alle aspirazioni italiane. Se non che un pericolo grandissimo sovrastava, e, non foss’ altro che per ¡sfuggirlo, occorreva far presto : quello del Congresso. L’idea del Congresso era il rifugio di tutte le ansie di Napoleone, che era combattuto tra le personali simpatie e le circostanze della politica interna di Francia, e che il Cavour, con la dolorosa cessione di Nizza e della Savoia, aveva da prima trattenuto e poi saputo stringere nel dilemma: riconoscimento o rivoluzione. Si era rinnovata per tutto il ’60 la lotta