poteva ripetere a me e agli stranieri : hanno imparato la loro forza, V Italia è rinata !..... Ho il tarlo nel cuore; non posso più gioire, e la vita mi pesa dacché io non stimo più i meglio educali fra gli uomini del mio paese. E in Italia io non ho più che sepolture. E all’ estero non ho più core di parlare dei nostri patimenti....» Il distacco di E. Visconti Venosta é forse, storicamente, il più importante prima del rinnovato se no, no di Daniele Manin (1855). Un bel documento dello stato degli animi nel seguilo delle circostanze é dato dall’aureo libro di G. Visconti Venosta, Ricordi di gioventù, Milano 1904, p. 288 e segg. — A p. 29 r. 12, cfr. Luzio, op. cit., p. 61 segg. — A p. 30 r. 11, cfr. His., p. XXXIX. — A p. 31 r. 18: v. aneliti nel cit voi. della White Mario, p. LX. — A p. 33, cfr. A. Nota Sessantanni di Eloquenza parlamentare in Italia, Modena 1911, p. 157 e 154. — A p. 35 r. 1 : i versi del Mameli accennati sono del '46. — A p. 3*) r. 3 : le parole sono di Garibaldi medesimo nella bella e nota lettera al Cavour, da Caprera 18 maggio 1861. lo ho sott’occhio la ristampa di G. Sforza nell’ opuscolo interessantissimo Nel 'primo centenario della nascita di Camillo Cavour, Torino 1910, p. 31. — A p. 36 r. 22: queste parole G. Mazzini deprecava che di Vittorio Emanuele non dovesse dire la Storia: cfr. voi. cit., p, 244. E nel ’64 Vittorio Emanuele 11 faceva dire al Mazzini « aver comuni con lui lo slancio e il desiderio di fare.... ma gravi sono i momenti,.... bisogna ponderarli con mente calma e cuore ardente,.... io e noi tutti vogliamo e dobbiamo compiere nel più breve spazio di tempo la grand’opra: ma guai a noi tutti se non sappiamo ben farlo, o se abbandonandoci ad impetuose e intempestive frenesie venissimo a tale sciagura da ripiombare la patria nostra nelle antiche sventure», (cfr. Luzio, op. cit., p. 71, da Diamilla