— ‘58 — che il Cavour si appagasse di « pensare alla attrazione magnetica », e intanto si acconciasse allo spettacolo di un' Italia, un « Lazzaro mezzo risuscitato e mezzo cadavere ». {La patria e le elezioni, Genova 1860). — A p. 41 r. 23 segg., Relazione intorno al predetto Progetto di legge fatta dall’ Ufficio centrale del Senato (relatore Matteucci), Ris. 1t., p. 191. È caro ricordare, con le parole citate, le altre nobilissime di V. Ricci, ministro degli interni: «Niuna nazionalità é sorta mai con più degni e gloriosi modi dell’ Italiana.... il sangue latino risorge.... non impari all’ antica maestà, senza altro fondamento che la propria ed intera virtù : bastò all’Italia la forte, l’indomata volontà, il sangue dei suoi figli, il senno e la spada del suo re legislatore e guerriero». (Nota, op. cit., p. 51). Se non che allora, nel ’48, non poteva essere che la espressione di una fede antiveggente. A p. 42 r. 9 : Cavour vegliava anche perchè la permanenza dell’ Austria nella Venezia, per dire al modo di allora, costituiva una pericolosa negazione del Regno d’Italia, italianamante pensato, ed invece dava cuore alla tesi del famoso opuscolo del La Gueronnière, L’ Empereur Napoléon III et V Italie (1859). Fedeli al concetto di un’unità federale erano, d'altronde, taluni anche emineuti : basti ricordare Massimo D’Azeglio. Cavour (risolutamente alieno dalle fantasie francesi di una vendita del Veneto da parte dell’ Austria, che avrebbe dovuto compensarsene acquistando la Bosnia e l’Erzegovina) sapeva che in quel momento sarebbe stato pericolosa follia ogni idea di una guerra contro 1' Austria, e pensava che assai meglio si poteva arrivare a Venezia ad Roma: gli era dato di pensare a quel modo dopo i propizii avvenimenti del ’59, e dopo le enormi dilìficolta del ’60 (cfr. Bolton King, op. cit., p. 213 e passim) ; prima, invece, sembrava ragionevolmente necessario soffocare anzi tutto la prepotenza