S. MARI* -DELL’ORTO S17 te e da lui tolte all'oblio in cui forse tuttor già- giormente dalle eruditissime prefazioni o di-cerebbono ; e alla vera lezione altri Testi resti- scorsi messi innanzi a molti de’viaggi da esso tuì; e parlando spezialmente del nostro Marco raccolti, dai volgarizzamenti di antichissime Folo, egli è cosa fuor dì dubbio, per li confronti fatti dall- eminentissimo eardinal Zurla, che pose il Ramusio un riparo alle infinite scorrezioni corse nelle precedenti edizioni, e in ciò potè riuscire co) ragguaglio di codici e di stampe e delle diverse versioni, tutti posatamente sulla lance della critica ponendo per dare alla Raccolta sua uno de’più interessanti pregi, e alla patria una maggior prova dell’amor suo, e della sua estimazione per il più illustre de’ Veneti Viaggiatori. E sebbene il Testo di Marco Tolo datoci dal Ramusio sia suscettibile ancora di miglioramento, come in parecchi luoghi dal cardinale Zurla si prova , nondimanco egli è preferibile sempre a qualunque altro, e sei prese a scorta e lo Zurla, ed il Marsden e ultimamente il Baldelli chiarissimi illustratori del Polo; il qual Baldelli osserva che tanto per la parte geografica quanto per la scientifica merita il primato la lezione del Ramusio perchè vi è più copioso il Testo del Polo, meglio divisa e più ordinata la materia, e più corretta è per lo più la nomenclatura geografica. Cosicché, prò siegue il Baldelli, se il Ramusio avesse potuto avere i lumi che si hanno oggidì intorno all’ oriente, sarebbe inutile ogni commentario al Milione del Polo; e in effetto, malgrado ogni ulteriore indagine, a niuno riuscì di torre il primato alla Ramusiana lezione; ed ei fu il solo fra gli illustratori del Polo sino a questi ultimi giorni, che comprendesse aggiustatamente 1’ estensione dei suoi viaggi senza esagerarla 0 restringerla, e quale sì rileva dal fondato studio del viaggiatore. E ben poteva il Ramusio essere E uomo veramente adatto ad opera di cotal fatta; imperciocché non solamente colle notizie acquistate dal continuo studio fatto nelle domestiche pareti, e coll’ajuto della letteraria corrispondenza tenuta con persone dottissime e nostre e forastiere, fralle quali si annovera e Baldassa-re da Castiglione nunzio del Papa in Ispagna, e Gonzalo Fernando d’ Oviedo istorico di Car- lo V., e Pietro Bembo, e Andrea Navagero, e Girolamo Fracastoro, e Sebastiano Cabotta, ma avendo egli viaggiato e praticato nelha sua giovanezza in varie corti e in diversi paesi all occasione d’esercitare il ministero suo, potè esaminare le cose da altri dette, ed illustrarle, e correggerle con maggior sicurezza , ritraendo le notizie dalla conversazione eziandio di celebri viaggiatori. Tale sua dottrina riluce mag- peregrinazioni fatti per dar lume alle moderne ; dai giudizii pesati che ne reca; dalle discussioni intorno a punti importantissimi. Il discorso che versa sopra alcuni viaggi per li quali sono state condotte dalle Indie Orientali le spezierie è degno, per testimonianza dello Zurla, di stare allato de’ cenni sulle vie commerciali stabiliti dal concittadino nostro M arino Sanuto nel libro Secretorum T'ìdeììum Crucis; in questo discorso il Ramusio siegue Strabone e Plinio confermando quanto altri nel proposito pur dissero . Bellissime riflessioni e notizie affatto singolari contiene quello intorno al crescer del Nilo, e dimostra la profonda erudizion dell’autore su questa materia da molti filosofi già trattata, e anche dal Conte Lodovico Nogarola nel i55a che chiama il discorso del Ramusio e la risposta del Fracastoro dotti libretti amendue ed eleganti. Che se però le carte geografiche da lui pubblicate non hanno quella esattezza che i nostri giorni domandano, e se alcune delle Relazioni ne’suoi volumi inserite ponno avere tallìata del fav oloso, ciò non a lui, ma agli scrittori attribuir si deve, e alla mancanza di cjue’ lumi che le nuove leggi sull’astronomia, e le più accurate osservazioni de’ viaggiatori poscia introdussero . Ma già il voler conoscere a fondo- del merito di quell’Opera, e il notarne i difetti inseparabili dalle più esatte, e il parlarne con quella critica che si converrebbe non è di questa mia Opera, nè delle mie forze; bastando solo a me 1’ aver dato un brevissimo estratto di ciò che il Ramusio risguarda e di avere aperta la via a chi bramasse di scrivere estesamente 1' elogio di quest' uomo, che sino ad ora non ebbe che cenni sparsi di lode. Ed era ben naturale che questi cenni egli se li avesse, se i più chiari uomini dell’ età sua ammira vanlo ed erangli familiari ed amici. Tra i quali è Vettor Fausto chs una lettera gli addi-izza in cui parla della sua Quinquereme ; Giovila Rapido che dai Ramusio era stato eletto a maestro di Paolo suq figliuolo ; Pietro Bembo il quale sendo bibliotecario della Marciana, valevasi nell’assenza sua dell’opera anche del Ramusio, e che varie epistole importanti a lui dirige. Fra queste è quella che ragiona delle Quinquereme; quelle che riguardano alcuni professori dello studio di Padova; quella che rammenta il carico dato al Bembo di scrivere Ja patria Storia; quella che riporta una greca in-