S. GIOVANNI IN OLIO ed era vir providus morigeratus come leggesi nel Cornaro ( T. XII. p. «a5 ). Paolo Nani patrizio fu figliuolo di Jacopo q. Giovanni. Di lui fralle iscrizioni di s. Francesco della Vigna. La famiglia Nani fin da antichissimo tempo in questa parrocchia fu possedi-trice di case, vedendosi anche oggidì sui fianco di quella, che è sulla strada pubblica di faccia alla parte posteriore della chiesa, lo stemma Nani dal Cesano ( sorta di uccello che portano sul- lo scudo partito d’argento e verde). Inoltre in questa chiesa essa aveva sepoltura nella cappella di santa Dorotea eretta dalla medesima, e in questa sepoltura fra gli altri fu sepolto l’illustre storico veneziano cavalier Battista Nani senz’epitaffio, del quale altrove ragioneremo. Vedi Pier-Catterino Zeno nella vita del Nani p XV. Girolamo Trevisan. Copiosissima è questa patrizia casa del nome Girolamo, e perciò non posso stabilir di certo quale sia. Potrebbe essere un Girolamo q. Benedetto q. Francesco ascritto al consiglio nel i4i)6> e morto del 1553 come dalle genealogie del Barbaro. Abbiamo però veduto fra questi Girolami il vescovo di Verona letterato nelle iscrizioni di san Domenico di Castello. Qui ne noterò un altro ed è suo nipote ex fra tre, Girolamo figlio di Francesco q. Domenico q. Stefano Trevisan, e di Elisabetta Priuli di Domenico, nato nel >075, secondo le dette genealogie. Questi nel 1619 fu ambasciatore straordinario in Olanda per sottoscrivere 1' alleanza tra quella repubblica e la nostra (Nani. Storia T. 1. Lib. IV. p. 201.) Nel 1626 uno essendo de' più provetti senatori parlò cosi eloquentemente che persuase l’approvazione del trattato di pace tra la Francia e la Spagna intorno agli affari della Valtellina ( ivi. Lib. VI. p 555 ). Provveditore dell’armi in Friuli fìi nel 1629 ( Palladio. Storia. Parte II. p. 290. 292.) Poi avvogador del Comune, Riformatore dello Studio di Padova, Consigliere, e Bailo in Costantinopoli ove mori nell’esercizio della carica l’anno 1642 di maggio prima deipari ivo del suo successore, come dal libro mss. degli ambasciatori. Cappellai’! però dice che mori del 1643, e che fu sepolto nel luogo detto Calata. Di lui abbiamo alle stampe: Discorso dell'eccellentissimo signor Girolamo Trivisano, del/i accidenti di Villabona et Va le zzo Panno MDCXXX. Trovandosi egli nel Lazzaretto in contumacia pensò di estender il racconto di ciò ch’è seguito all’ar-mi della repubblica nelli 29, e 3o maggio 1600 a Villabona, Va|eggio, e Peschiera, sotto il comando del generale Sagredo. Il libro è in 4 sen_ za data, e stassi nella Marciana. Presso Bernardo Trivisano conservavansi del nostro Girolamo manuscritte Istorie di Francia dall’origine della natione sino alla guerra santa. Cod. n. 404 e 444 e anche in un codice n. 421- Orazioni diverse e in un altro al n. 409, Discorso sopra le cose di Mantova, il qual è forse lo stesso che lo stampato . Apostolo Zeno che lo ricorda nelle lettere ( T. I. p. 204 2o5. ed. 1780 ) lauda come lavoro assai diligente la Storia di Francia, e come bel saggio della sua eloquenza e della sua politica nel Consiglio le defttfOrazioni. Egli però non avea veduto stampato il Discorso che ho testé accennato. Francesco Morosini. Frai molti di questono-me e tempo patrizii, può essere figliuolo di Marco q. Alvise, che abitavano appunto a s. Zjuane-novo ed eran della casa che ha la banda sullo stemma. L’abate Amaden genealogista diaquesta famiglia (Lib. IV. p. 65. volume 2.) il ricorda unitamente a fratelli suoi Bernardo ed Alvise, e dice che tutti e tre fiorirono fregiati di va-rii offici, or militari, or civili; or terrestri, or marittimi ec. e che Francesco mori appena cominciata 1’ età virile. Un Francesco Morosini di questa epoca disegnava e dipingeva leggiadramente per testimonio di Lodovico Dolce nel Dialogo della Pittura citato dall’ ab. Morelli (Notizia d'Opere dì Disegno p. 245). Un Francesco Morosini figliuolo di Nicolò, essendo savio agli ordini fu fatto nel i.5o5 provveditore all’ Armar, e nel 1 ¡>09 in novembre fu eletto pagadore in campo. Ascritto venne poscia nel’i 5 16 al Consiglio di Pregadi, prestato avendo ottocento ducati, e nel medesimo anno ebbe il carico d’Avvogador di comun estraordinario. I/anno iS20 in giugno fu fatto savio di Terraferma, benché fosse tuttavia Avogadore, il che fu contro la legge, osserva il Sanuto, dicendo per le leze ni el Liom (cioè Maffeo Lion) ni el Morosini che sono avogadori non poteno esser electi Tamen niun varda, hanno so/uni una leze che per danari non si varda contumatia. Come Avvogadore usò molta vigilanza nel prevenire e nel perseguitare i delitti e i delinquenti; e come Savio di Terra ferma parlò più volte eloquentemente in Senato, e fralle opinioni che vinse fu quella posta nel gennajo 1Ò21 (cioè 15 22 che una parte de’ denari destinali per costruire dei volti nell’arsenale, fosse impiegata aì compimento delle fabbriche di Corfù ; e nel luglio 1 526 come Savio andò a Mestre a far la rivista a cencinquanla fanti della compagnia di