S. GEORGIO MAGGIORE a/p pra, si prescrisse a quest’opera, d’indicare in qual bellissimo sito giaccia questa ¡soletta, non già perchè a Veneziani notissimo ciò non sia, ma perchè può avvenire, ch’essa caggia sotto gli occhi di tal lettore, che non abbiane cognizione. Ha l’isola le due più belle parti verso tramontana e ponente facendo tra queste a maestro un angolo all’infuori dirimpetto alla più nobile prospettiva di Venezia, e singolarmente verso la piazzetta di s. Marco, dal qual luogo ottimamente si osserva, non essendovi che un breve tragitto che in cinque minuti circa si compie. Così da quelli che nell’isola stanno moltissime belle fabbriche, e molti bei siti della città, e d’altre isole si distinguono: la Piazzetta, la riva degli Schiavoni, la Dogana, il Canal grande : dalla parte di ponente verso garbino l’isola della Giudecca bagnata dal Canal maggiore, e di verzure doviziosa ; al mezzogiorno dietro la stessa vedesi da lunge il porto di Malamocco, come quello del lido a levante, e frammezzo tante graziose isolette di santa Maria delle Grazie, di s. Spirito, di s. Servilio, di s. Elena, di s. Clemente e di s. Lazzaro, ed altre. In que’due lati che sono davanti alla piazzetta l’isola presenta quelle abitazioni ch’erano a comodo degli abati, e de’ forestieri adorne di abbastanza vaghe facciate, sotto alle quali ampia cavana si trova. Hanno queste fabbriche due prospettive, l’una sopra il canale a ponente verso Venezia, l’altra sopra la piazza dell’isola, ove congiungendosi colla Chiesa, cantone all’indentro, si attaccano a questa parte col mezzo di picciol muro decente anch’esso ed ornato di nobil porta. iVIa e per la sua ricchezza, e per la sua architettura prima di maestà è la facciata della Chiesa. Fu verso il milleseicento unita a parte destra con altro muro eguale al predettoaduna fabbrica pei mercatanti Veneziani innalzata a tre ordini di magazzini, entro a’quali ponevano il grano, luogo ove al presente per comodo del Portofranco si depositano le mercanzie. Questo edifizio non passava col lato suo verso ponente i limiti della Chiesa, nè eravi quella lingua di terra semicircolare che verso la riva degli Schiavoni forma un canale, come un seno per le grosse barche che ad oggetto di tali mercatanzie ivi si avvicinano ai magazzini ; uè quelle due torricelle, che appellansi anche fanali poste all’estremità della curva ( 14). Non oltrepassando allora i magazzini i limiti della chiesa, lasciavano nel resto vacuo il terreno. Sin dal tempo in cui l’Olmo scrisse la cronaca sua ha considerato qual grave danno ne sarebbe avvenuto, se quei magazzini lino al termine dell’isola stesi si fossero, mentre avrebbero impedito, che da Venezia si mirasse in quella parte la struttura del monastero, parendo che la repubblica avesse intenzione di accrescerli. A giorni nostri soltanto ne furono eretti di nuovi, ma si lasciò tra i vecchi e questi ragionevole spazio. Tanto gli uni che gli altri furono lavorati con quella semplicità, che a tal genere di fabbriche ben è conveniente. Il capo del Dormitorio eh’ ivi cominciava, ove finivano i vecchi magazzini è assai bello, allo, e decorato di nobilissima facciata. Oltre ai magazzini nuovi altre fabbriche non ci erano in questa parte, eh’ è a tramontana, non iscuoprendosi al di fuori che un lungo basso muro, il quale circondava l’orto. Camminando poi a levante e ad ostro trovavansi gli edifìcj ad uso d’Infermeria e le già nominate stanze dell’abate, e de’ forestieri. Di tutte queste fabbriche non faccio per ora che una semplice indicazione, ma delle più cospicue farò poscia a suo tempo particolare ricordanza. Oltre all’orto, avevano i monaci anche il giardino con argini all’intorno onde il muro non iscemasse l’amenità delle vedute. Questo luogo assai bene piantato e colto, ricco di lunghi ed ombrosi viali invitava assai spesso la nobiltà Veneziana a portatisi per delizia dello spirito, e vi accorrevano anche le altre persone ricevute con molta cortesia: ivi solazzavansi senza licenza, e insieme con gran libertà Parea, per così dire, magico incanto il passare in sì breve spazio di tempo dalla città piena di popolo e di strepito ad un luogo di campagna dove trovar anche poteansi siti tranquilli e solitarii per abbandonarsi a meditazioni profonde, e quasi in porto sicuro mirare si da vicino i vortici e gli abissi d’una grande civile società. (Vedi la nota