SAN GEMINIANO I oi renzo, nella quale esser volle colla moglie sepolto. Venne a morte ottuagenario nel gen. 1676 (ossia 1676 more veneto) per fe-bre catarrale, ed ebbe quegli onori che meritava un grande uomo simile al quale nessun’ altra città d’Italia ebbe in quel tempo da poter contrapporre aVenezia. Di lui vedi l’Iva-novich (Minerva al Tavolino, Voi. II. nei Drammi comparsi in musica ne’teatri più famosi d’Europa. 1669) il Dogiioni (Cose Notabili. Ven. i6.')5. p. 206). Il Crescimbeni in più luoghi della Storia della volgar poesia ; Il Quadrio (voi. V. p. 5o8. 5og.) L’Allacci. Drammatugia 17^5 ( p. 401. 714 e altrove). Essai sur la musique ancienne et moderne. Paris. 1780. 4. voi. III. p. 179. Il dizionario degl’illustri. (Bussano 1796. T. IV. p. 212). L’ab. Ravagnan (Elogio di Zarlino. p. 70. 71.) L’ Orloff Essai sur l'histoire de la musique (Paris. 1822. T. I. p. 169. T. II. p. 266. 267. 268.) La Biografia degli uomini illustri. Traduz. Veneta. T. X. 694; il Fetis Revue musicale. (Paris 1829. T. VI p. 3io) Ma un articolo assai copioso, e curioso riguardante il maestro Cavalli ha esteso nel suo Albo de’musicanti Veneziani il dotto e carissimo mio amico consigliere Francesco Caffi ; Albo che a tempo opportuno vedrà la pubblica luce. l5 NVNCIN PORTVM QVIETIS'DVCE SIDERE ' TRIPLICATO ATQVE MODERATO CIRCINO-RVM CVRSV 1 DOMINICVS BERGANTENVS I SVMMO FRVITVRVS BONO 1 FELICITER INGRESSVS EST | IDQVE DILECTISSIMIS HAEREDIBVS I PARAVIT I MIGRAVIT E VITA KAL. OCTOB. | ANNO DNI | MDCLI. Giaceva vicina alla porta maggiore sul pavimento in Chiesa. Abbiamola dal Gradenigo, Svayer ec.* ed anche da alcuna cronaca cittadinesca mss. con qualche differenza, cioè, circi-uria invece di circiNORm — idemqve per in-qve, e mdclu invece di mdcli; olire di che si ommette migravit e vita kal. octob. Domenico BergantiXi figliuolo di Giampietro qm Giuseppe nacque in Venezia nel 1599, discendente da famiglia originaria di Lombardia e dedita alla mercatura. Fu erede, oltreché delle facoltà del padre, di quelleancora del fratello Giuseppe. Acquistò varii stabili in Vene-zia; ma nel vigor delle sue speranze venne a morte lasciando sotto tutela di un certo Carboni i suoi figliuoli; e fa sepolto in questa Chiesa colla detta inscrizione. Li figliuoli furono Pietro, Maria Elisabetta, Giovanni, e Domenico postumo. Da questo Domenico nacquero Alessandro, Giannantonio, Alvise, Giuseppe Giacinto che fu servita di cui ho detto nel voi. I. p. 93. di quest’opera, e Giampietro del quale ora qualche cosa vengo a dire. Giampietro Bergamini nacque in Venezia la notte precedente a’4 di ottobre del 1685 da Domenico Bergamini, e da Margarita Polacco. Studiò a Bologna nel Collegio de’Gesuiti le umane lettere sotto i padri Pietro Piovene, e Ferdinando e Cesare Calini; e la filosofia sotto il padre Bernardino Barbieri. Nel »706 in Padova si addottorò. Compiuto il corso degli studi intraprese la pratica del foro veneto, e già era stato destinato avvocato fiscale al magistrato del Superior, quando a un tratto in età d’anni 24 vesti l’abito di cherico regolare teatino in Venezia, e il di 12 gennajo 1711 ne fece la professione. A Bologna mandato vi studiò la teologia, e i sacri canoni, e diessi alla predicazione. Ma da tal ministero fu distolto per la chiamata che ebbe a Roma dal suo generale D. Filippo Sifo-la, il quale Io elesse a segretario della sua religione. In tal posto continuò anche sotto l’altro generale p. Gaetano degli Alessandri, e con esso si trasferì a Napoli, e nel 1720 viaggiò per la Germania, del qual viaggio scrisse la relazione che mss. si conservava fpresso i teatini di Milano. Sciolto dalla segretaria ripigliò la predicazione, mercé la quale ebbe agio di vedere le città più cospicue d’Italia. Nel luglio finalmente del »726, contando egli 41 anno, se ne ritornò a ¡Venezia, e d’indi in poi non se ne staccò più; anzi narrasi come strana circostanza, che in trent’anni che sopravvisse quasi altro moto non fece che dalla eella alla chiesa, e dalla chiesa alla cella, tranne qualche visita a’oio* ribondi. La più scrupolosa ritiratezza, e l’adempimento de’suoi religiosi doveri furono le sue delizie. Tutto il tempo, che sopravvanzavagli, impiegavalo nello studio delle Belle Lettere, alle quali spezialmenie piacquegli di dedicarsi-La lingua italiana gli porse argomento di lunghe e sterminate fatiche ; imperciocché avendo scoperto esservi non poche voci usate da classici autori, che nel vocabolario della crusca non ebbero luogo, s’invogliò di farne una gran raccolta, che servir potesse di appendice a quel prezioso Tesoro di nostra lingua. Accintosi all’opera pose in luce un copioso registro di voci