Go6 S. GEORGIC non fu da altri (cb’io sappia) pubblicata. Non è però nè quest’urna, nè l’epigrafe, nè la nicchia sovrapposta del tempo che vi si indica 109.Ì, ma, tranne la statua ch’è fattura del secolo XIV, tutto il resto è del XVII; e anzi direi che l’epigrafe è stata scolpita nel secolo XVIII verso la metà, imitando il gotico carattere, e forse fatta fare da Pietro Civrano che fu abbate nel 1748; imperciocché FOlmo (Storia di Alessandro III. mss. cod. CCXVII. classe VII p, 517 in s. Marco) parlando dell’antico deposito di Pietro Civrano il quale era collocato sopra la porta della chiesa vecchia (1), e che fu distrutto al momento della rifabbrica, dice:,, ora (1607 circa) dai monaci si va rino-„ vando con moderni marmi, tra li quali però ,, vi entrerà essa statua vecchia a consolatione ,, di Antonio Iseppo e Girolamo Civrani suoi ,, discendenti et amorevoli del monastero, e di „ Cipriano e Benedetto pur fratelli e della me-,, desirna famiglia, come anco in memoria di ,, altro Cipriano Civrano figlio di Marino con-„ sigliere che fu uno delli sottoscritti alla do-,, nazione fatta da Tribuno Memo doge nel-„ l’anno 982 di quest’isola al beato Giovanni ,, Morosino genero di s. Pietro Orseolo che vi „ fu qui allora il primo abate. „ Ho unito al presente fascicolo una incisione in rame della detta statua di Pietro Civrano, onde veggasi l’antico vestiario. Vedi all’epigrafe num. 19. Quanto all’inscrizione antica, la riferirò fra poco ; e quanto al moderno altarino, sembra fattura di quel Baldissera Longhena che in quel torno qui lavorava il monumento a Domenico Michele, di cui vedi il num. 17. In effetto nel libro fabbrica all’archivio di s. Georgio leggo:,, i658 ., 9. Marzo Accordo con me Baldisera Longhe-,, na di farli un deposito in memoria del già ,, ili. et eccmo Civran et questo simile un de-,, segno da me presentato et laudato da sua ,, paternità alli B.or et questo di marmo fre-,, gatto et lustrano con sue coione et pilastri ,, per banda di pietra di biancho.... ed epitafio ,, di pietra di paragon.... per ducati 36o. ,, (so-scrizione di pugno del Longhena). Non v’é però l’epigrafe in paragone, ma solo la linea sul cassone che ho indicata. Pjìtro Civrano figliuolo di Tommaso era del sestiere di Dorsoduro, e propriamente nel 1 MAGGIORE 1011 abitava il confine di santa Margarita secondo le genealogie di Marco Barbaro. Fioriva egli per perizia nell'armi sotto il dogado di Andrea Dandolo quando nel i5/f5-1846 avvenne il famoso assedio di Zara. Sia che i Zaratti-ni fossero stanchi di servire a’ Veneziani, o volessero romper la amicizia con loro, come altre volte avean fatto, pensarono di darsi a Lodovico re di Ungheria, il quale cominciato aveva anche ad occupare alcuni Castelli della Dalmazia. I Veneziani, cui premeva tener Zara, spedirono alla difesa Pietro da Canale come capitanio generale da mar, revocando il conte di Zara ch’era Marco Cornaro, e tutto disposero per lo assedio anche di terra a cui elessero generale Marco Giustiniano. I Zarattini fecero serrare il porto della città con una catena di ferro, e mandato ad avvisare il re d’Ungheria, questi si preparò con grande esercito a soccorrerli. Intanto la signoria aggiunse al ca-pitanio due governatori dell’ armata Simone Dandolo e Andreasio Morosini procuratore di san Marco. Nessun fatto d’arme succedette allora; e intanto avendo i primi capitani e governatori compiuto il loro tempo lodevolmente, succedettero ad essi Pietro da Canal non più come capitanio da mar, ma come capitanio di terra, e il nostro Pietro Civran fu eletto capitanio del mare co’ governatori Ermolao Zane, e Nicolò Barbo (altri dicon Barbaro). Il Civran assaltati i nemici col mezzo anche di alcune macchine lavorate dall’ingegnere Francesco Dalle Barche (il qual poi fu vittima di una delle sue stesse macchine nell’ atto di volerla metter all’ordine) giunse a rompere totalmente la catena del porto, di modo che messi in i-scompiglio i navigli de’ nemici, questi li sommersero nel porto stesso. Cominciò allora lo assedio più stretto. Intanto Alberto duca d’Austria cercava d’interporsi tra il re Lodovico e la repubblica per concludere una pace; ma non si combinaron le cose per le vicendevoli pretensioni. Continuar dunque dovendosi la guerra fu eletto capitano di terra Marino Falier, che fu poi doge, e fu per la seconda volta nominato il Civran a capitanio generale del mare con estesissime facoltà. A’16 di maggio 1846 fece egli combattere la città di Zara si ostinatamente che dalla mattina alla sera durò la (1) Cronicbetta di autore del secolo XV appo di me dice : A s. Zorzi Mazor l’arca di Saba-,, stian Ziani doxe, di Domenego Michiel doxe fuora della glesia et de uno da cha Ciurano ,, sopra la porta