5 74 S. GEORG IO MAGGIORE ' 11 r f j MEMORIE INTORNO ALLA VENUTA DI PAPA ALESSANDRO III. IN VENEZIA NELL’ANNO 1177 E AI DIVERSI SUOI DOCUMENTI RACCOLTE DAL NOB. ANGELO ZON L’avvenimento che più di ogni altro rese chiaro il governo del doge Sebastiano Ziani fu la riconciliazione solenne che segui in Venezia nel 1177 infra l’imperatore Federico I detto il Barbarossa ed il veru pontefice Alessandro LI, a cui nel lungo scisma di allora i Veneziani avevano seniore fedelmente aderirò: del qual fatto, dove molla certamente dovette essere l’influenza di questo doge, troppo sono discordi i varii racconti che si leggono nelle istorie. Di fatti gli scrittori Veneziani ci dicono che Alessandro fuggendo la persecuzione di Federico arrivò di nascosto in Venezia dove in appresso venne riconosciuto ed onorato, e dove a suo favore si armarono trenta galere che sotto gli ordini dello stesso doge,alla punta di SaUore nell’Istria, ebbero piena vittoria contro una flotta di seMantacinque vele comandata da Ottone terzogenito di Federico medesimo. Questa sconfitta unitamente all esortazioni del figlio caduto prigione dei Veneziani, determinarono l’imperatore a condiscendei e alla pace, al cui oggetto egli ben tosto si portò in Venezia, e ai 20 di luglio 1177 pubblicamente sulla soglia maggiore della basilica ducale di san Marco si riconciliò col pontefice. Di poi essendosi fra di essi ultimate le rispettive convenzioni, il doge montato sulle galere della repubblica si fece loro scorta, e precipuamente di papa Alessandro; con loro entrò solennemente in Ancona ; e col pontefice proseguì fino in Roma medesima, dove in quell’anno stesso ed in sua compagnia entrò in modo di trionfo, e ricevè da lui in retribuzione i più distinti privilegi ed onori, coi quali poscia glorioso se ne ritornò in Venezia. Gli altri storici invece raccontano che papa Alessandro a norma dei preliminari di pace già stabiliti in Anagni, arrivò in Venezia ai 24 di marzo di detto anno sopra le galere del re di fci-cilia ed insieme cogli ambasciatori del re medesimo, dove fu magnificamente accolto dal doge e dalla repubblica: e che quindi portatosi in Ferrara, fu colà stabilita per luogo di convegno la città stessadi Venezia, nella quale fece tosto ritorno, dopo essere stato rassicurato del favore della repubblica con uno speciale giuramento del doge. Quivi dopo lunghe trattative essendosi definiti i patti della riconciliazione, si accordò l’accesso anche all’imperatore ; il quale nel giorno sopra indicato fu prima pomposamente incontrato dal doge Ziani e da lui introdotto nella città ; e poscia nel modo più benigno venne accolto dal pontefice, ch’eziandio diede maggior valore ad una siffatta rappacificazione, tenendo a quest'oggetto ai 14 di agosto un solenne conci- lio in san Marco coll’intervento dell imperatore e doge suddetti. Prosegui Federico ad alloggiare in Venezia nello stesso pubblico palazzo del Ziani fino alla metà di settembre in cui parti per la Romagna e la Toscana ; avendo prima rinnovati alla repubblica gli antichi patti ch’es-sa aveva conchiusi coi suoi predecessori. Più lunga fu la dimora di papa Alessandro, eh ebbe la sua stazione nel palazzo del patriarca di Grado; ed egli alla metà circa di ottobre s'imbarco sopra quattro galere della repubblica che Io tragittarono a Siponto, non ritornandosene in Ro-ma che ai 14 di marzo del seguente anno 1178. Ormai in tanta luce di monumenti istorici, non è più permesso di esitare a quale dei due racconti si debba la preferenza ; ed a favore di questo secondo è già deciso il voto di tutti i buoni critici, i quali riguardano per autori gravissimi di quella età cosi Romualdo Salernitano che lo scrittore degli Atti di pupa Alessandro 111, dalle unanime relazioni dei quali principalmente deriva il racconto medesimo; ch’è di più fiancheggiato da altre staccate memorie di quel tempo. Di fatti il primo, cioè Romualdo arcivescovo di Salerno, fu speciale confidente di Guglielmo II re di Sicilia, e fu uno dei due di lui ambasciatori che in quella occasione accompagnarono il papa in Venezia, e pei tempi a lui più vicini non solo dal Baronio (Ann. Eccl■ t. XIX. p. 42R. dell’ediz. 1757) e dal Contelori (ConcorJ. Narrai, p. ìi.i), ma anche più recen-