/pa S. GEORGIO MAGGIORE. abbia tenuto a’Frarì nel giardino di maestro pag. 281. e segg. dèi V. volume della Slor fa Vincenzo di Vicenzi con monsignor Gessi suddetta da lui volgarizzata, alcuni pezzi di e- Bolognese Nunzio del papa* Ma l’anno 1611. loquenza del nostro doge ha pubblicati, traen- 1612 accusato di tener praliche con principi doli da un codice esistente presso il co. Lodo- forastieri, fu processato di nuovo, severamente vico Arnaldi .• e seno. 1. Ringraziamento fat- bandito, confiscatigli i beni; bando che fu an- to dal Donato al M. C. al momento della sua che posto d’ordine pubblico in istampa il 21 elezione in procuratore di s. Marco, i5gi. aprile 1612 giacché gravissime erano le impu- 2. Discorso tenuto per impetrare la dispensa laziorii, come attesta eziandio lo storico Moro- dall’assumere il carico dell’ambasciata di Ile- sini (III. 462). Ora si è detto che il doge Donalo è staio uno de’principali promovitori di questo bando, perché era inimico del Badoaro, il quale adiralo ebbe a dire al doge nel mese ili settembre che della Casa Badoara non fu mai uno traditore della Repubblica, come erano siiti altri; e intendeva di Giuseppe Donato parente del doge, il qual Giuseppe macchinato avendo nel 1601 di dare il Castello di Brescia in mano degli Spagnuoli, fu impiccato per la gola fralle due colonne della Piazzetta. Per cotesto sfregio fatto alla Casa Donato, non poterono alcuni di essa, sebbene distinti uomini, conseguire onori nè dignità nella Repubblica; e quindi il Badoaro rimproverato aveva più volte a Leonardo Donato la sua fortuna, qulasi che uno della casa congiunto, od affine di un condannato non avesse dovuto mai divenir capo dwlla Repubblica. Ragionamento è questo, come ognun vede, ingiusto, e procedente da’pregiudizii della nobiltà, nulla avendo che fare ¡demeriti dell’uno colle benemerenze di un altro individuo, benché da uno stesso ceppo in origine provenienti. Abbiamo potuto per le cose dette conoscere che 1’ eloquenza era uno de’ pregi distinti del Donato. Il biografo suo Andrea Morosini a p. 5'i del testo latino ci descrive la maniera del suo parlare. Essa era nitida, di proprie e pesale parole tessuta, non artificioso mente infiora-tu, illustrata bensì con sentenziosi motti, appoggiata da stretti raziccinii, che non lasciano nè quinci nè quindi Cuscita, e confermata da esempj che sono le vere armi a persuadere opportune. Che se talvolta qualche argomento capitava ad esso alle mani, sopra cui, quasi come sopra cardine, si reggesse la sua opinione, ripigliando più volte il medesimo, e con diversi e più modi rivestendolo soleva imprimerlo così fittamente nell' animo dei padri, che se li traeva dietro non già mediante il movimento degli affetti, ma la forza delle ragioni ec. ec. Oltre le parlate, delle quali è saggio nella Storia Veneta del Morosini, da lui tenute in pubblico, il conte Girolamo Ascanio Molin a ma a Paolo Y nel i6o5. 5. Ragionamento ch’egli tenne al popolo dopo eletto doge nel Tempio di s. Marco. Un’altra parlata di lui sta nel libro XIV. Capo III dell'Opera, inedita latina di Agostino Valiero De utilità te capienda ex rebus a f 'enetis gestis a p. 2i3del mio Codice; e a pag. 5g4 3g5 della traduzione stampata, allorché si trattava di erigere il Tempio del Redentore alla Giudecca. Altro Discorso del Donalo è a p.óo dell’Opera, che citerò nella Nota in fine, di AntonioQuerini sull’interdetto. Altre vedremo fra poco ne’Codici di casa Dona. 10 non dirò che tanto le parlate addotte dal Morosini, e dal Querini quanto questa estesa latinamente dal Cardinal Valiero sieno propriamente quelle stesse che il Donato tenne a voce ; ma è assai probabile ( trattandosi di scrittori contemporanei e amici del Donato) che i Sentimenti, e le maniere, se non le parole, sieno le stesse. Tengo fra’miei Codici va-rii volumi mss. di Annali ossiano Diarii delle cose segrete del Prega di', scritti dal 1 4-t 7 al 1596, però con qualche laguna d’anni, parte di autore noto, e parte ignoto, ma che fu patrizio e Savio di Terraferma. Ora nel volume dal 1078 al i588 molti estratti di arringhe si notano tenute dal Donato, come p. e. allorché del i585 si irattava di ritenere un certo Gian-francesco di Girolamo Lampeduccio da Pistoja che imputava alcune corti d’Europa di voler avvelenare il re di Francia ; allorché in quell'anno si trattò di donare 3oo ducati a monsignor di Gens ambasciatore del re Cristianissimo ; allorché nel i586 si trattava della disponibilità dell’abbazia di s. Cipriano di Murano juspatronato de’ Gradenighi ; allorché nell’anno stesso si proponeva di scrivere all’ambasciator Veneto a Roma che Gorizia non fosse eretta in arcivescovado ; allorché del 1 588 sostenne 11 Donado (contra l’opinione di altri), che non si dovesse domandare al papa l’elezione di cardinali veneziani, non istando ciò nel decoro della repub. e non essendo bene che la Veneta nobiltà avesse troppi interessi col papa considerato come principe laico. Questa arringa è