— 84 — pollai, colpito alla nuca da un proiettile che gli usci dalla fronte, cadeva pesantemente a terra scoprendo il vano della portiera che fino a quel momento era stata ostruita dalla sua persona. «Geloshi si faceva ancora avanti per sparare sul sovrano, ma l’arma, una pistola automatica Mauser a dieci colpi calibro 7,63 si era fortunatamente inceppata. Intanto era corso verso l’automobile del sovrano il console albanese Saraci che faceva fuoco sul Geloshi, disarmandolo e arrestandolo. «Pochi istanti dopo il secondo colpo del Geloshi, Azib-Cami, giungendo dall’altro lato della strada, si fermava a circa due metri di distanza dall’automobile reale, sparava rapidamente neU’interno della vettura i sette colpi della sua arma, una pistola d’ordinanza dell’Esercito russo. Re Zog e il Ministro Li-bahova, che già avevano estratte le rivoltelle per difendersi contro il Geloshi, facevano fuoco a loro volta sul Carni. Libahova aveva sparato quattro colpi. Re Zog cinque, senza colpire alcuno. Uno dei proiettili del Caini però aveva ferito allo stinco sinistro il ministro Libahova. Il Carni scaricava l’arma, cercava di darsi alla fuga, ma veniva subito raggiunto e tratto in arresto. Taluni testi, tra cui il console albanese Saraci, hanno affermato che vi era un terzo sparatore. Nell’atto di accusa però questa circostanza viene esclusa. L’atto di accusa si sofferma quindi sulla già nota circostanza che gli autori dell’attentato, appena tradotti in Questura, si informarono ansiosamente se Re Zog fosse stato colpito, ammettendo senz’altro che era loro intenzione di ucciderlo. Il Geloshi disse anzi che Re Zog è un traditore del suo Paese, analogamente si espresse Caini. Ambedue dichiararono inoltre di non aver alcuna ragione di odio contro il ministro Libahova nè contro il maggiore Topollai. Soltanto Re Zog essi volevano sopprimere. I due imputati sono irriconciliabili avversari di Re Zog. Già nell’estate del 1924, quando ebbe termi-