S. ANDREA DE ZIRADA. 99 » menori di Venexia ducati duxento d’oro.... • Item Iaso al comun de Veniexia per lam-» baxade e per luogi (ove è stato rettore) • stando de so comandamento ducati qua- • ranta doro se hio avese fato aiguna diso-» nesta spexa suplicando la gratia soa che « li toia con quelo destro e ìnuodo che li » parera .... (benefica poi) Andriola Barbo • iia mia . . . Andrea fio mio . . . Cristina • da mia (da mandar) . .. -Zanin Barbo fio » che fo di mio fio Paolo Barbo . . . i mie » nevodi fioli de Francesco Barbo dito Blan-» cho . . . Messer Zan Barbo mio cusin ...» (Ricorda anche il testamento de mio frar mi*. Paolo Barbo.) (4). Passando ad alcuni meno antichi, ed in altri studii illustri di questa Casa, vi fu: 1. Francesco Barbo. Questi intelligentissimo di medaglie ne aveva raccolta, e viene perciò ricordato da Enea Vico Parmigiano uel Catalogo degli antiquarii appo i quali trovavansi medaglie* da lui consultate, e là ove particolarmente ragiona di una di Severo raffigurante la Dea Moneta ( Vedi Fico. Discorsi sopra le medaglie. Venezia. Giolito -1555 -4. p. 16, e 27). Ed è parimenti il nostro Barbo lodato da Uberto Goltzio, il quale^ col nome Barbius Franciscus} addirizza anche ad esso la Epistola ad eos quorum opera et studio auctor se adjutum agno-scit. (Vedi. C. Julius Caesar sive Historiae compendimi, etc. liber primus auctore Uu-hrto Goltz. Brugis Flandorum 1562. fol.) Sulla fede de’quali autori il nostro Marco Foscarini registrava anche il Barbo nel numero di coloro che somministrarono medaglie al Vico e al Goltzio per pubblicarle (Letteratura. p. 385. 386). Ed indagando chi possa essere questo Francesco Barbo, io dico essere Z. Francesco Barbo figliuolo di Fau-slino e fratello di ALESSANDRO di cui l’epigrafe che illustro, q. Marco, e di Loredana Loredan di Giorgio. Egli fu approvato pel Maggior Consiglio del 1513. Fu Capo de’X, ed uno de’quarantuno che elessero Doge hancesco Donado l’anno 1545. E appoggio l-i mia asserzione al non esservi altri indi- vidui nella Genealogia Barbo, che corrispondano all’anno 1552 in cui, giusta il Vico, fioriva Francesco Barbo. Morì del 1564 a’lo gennajo. 2. Jacopo Barbo figliuolo di Faustino e fratello del testé ricordato Z. Francesco, fa provato per l5 ingresso nel Maggior Consiglio del 1514 a’ 25 agosto. Fu tre volte Savio agli Ordini. Fu a’ Dieci OiTìcii. Del 1546-1547 podestà a Crema. Del 1557 Avvogador del Comune. Del Pregadi, ec. Fino dal 1548 si era ammogliato con una figliuola di Marino Cavalli cavaliere q. Sigismondo. Era uomo studiosissimo, oltre che di bontà di vita, e di bellezza d5 animo, come scrivendo a lui del 1543 esprimevasi Lodovico Dolce, nell’alto che confortavate a sostenere l’ingiurie della fortuna che gli aveva chiuso innanzi il cammino di ascendere a quella altezza che già da gran tempo meritava; per le quali parole viensi di leggieri a conoscere che concorrendo il Barbo a qualche distinta carica, fu altri prescelto. (Vedi Lettere volgari di diversi. Venezia, Aldo 1554 volume li p. 44, lettera che in altre raccolte fu inserita ). II Dolce parimenti intitolava al Barbo in quel-1’anno 1543 la sua parafrasi della tragedia Tieste di Seneca, impressa dal Giolito. Venezia -1647 12. In questa dedicazione il Dolce fa vedere la difficoltà di ben tradurre da una in altra lingua; e dice quanto di bello per voi (il Barbo) le si potrebbe aggiungere qualunque volta vi degnaste di limarla cot purgatissimo giudizio vostro. Nè soltanto avea il Barbo l’amicizia del Dolce, ma quella eziandio dell’ illustre Gianpietro Crasso vescovo di Viterbo^ il quale del 1533 scrivendo a Federico Vallaresso patrizio nostro, il prc* gava a salutare i comuni amici e padroni suoi Jacopo Barbo. Antonio iMigo e Ma• rino Cavalli, quorum ego benevolentiam in me ex mea in ipsos fidei ac voluntaiis constantia metior. (Epistolae claror. viror. Ve-netis 1568. 8.vo p. 92 tergo). Abbiamo di Jacopo Barbo poesie nel Codice LXVI della classe II degli Italiani nella Marciana. E sono : 0) Quasi tutti i nomi inseriti in questi brani si trovano nell’albero (li casa ISARBO tranne quei delle donne. Vedesi che anch’egli pensò per la fabbrica del Monastero di S. Maria Gloriosa de’Frari, e vedesi P°i la sua delicatezza nel compensare in qualche modo la Comune di que’danni che gli avesse potuto rc-'ar« nella mala amministrazione degl’incarichi sostenuti.