S. MARTINO DI MURANO. 277 partenza degli Ambasciadoii, veggasi anche il Viaggio suo in Spagna p. 389-390-391-592 dell<; citala Cominiuua edizione; ove a pag. 388 sono numerali gli Amba-sciadori che in Burgos trattavano la pace Ira Cesare e la Lega. Vedi anche 1’ Ul-loa (Vita di Carlo V. p. 415) e qui il Documento L. (2G5) In quanto al desfitto de Fransu ossia alle cerimonie di questa intimazione, vedi nel Varchi ( Storia Forentina. Colonia 4721 fol. p. 125 e segg. sotto l’anno 1527). Ricordali sono i Cartelli di disfida anche da Jacopo Salviati in una Lettera al Castiglione ( p. 165) e dall’accennato Ulioa p. 4 12 tergo sotto il di undici novembre 1527, e dal Giordani, Cronaca ec. pag. 174 n. 702. — Del Cardinale Eboracense vedi la seguente nota (268). (266) Intorno a Cervia e Ravenna trovansi nel Volume XLVIII de’ Diarii Sanutiani, sotto il mese di-giugno 1528 le discussioni circa la icstiluzione al Papa di quelle due Città, che veniva, con istanza suggerita dal Grancancelliere di Francia, e da varii principi. E Piassi ma mente Inghilterra e Francia erano impegnale a condurre i Veneziani a rendete al Papa Cervia c Ravenna per doluin et fraudem occupatili. (Vedi sotto il di 4 ottobre 1528, a p. 159 dell’Appendice nini). 28 all’Archivio Storico Italiano. Firenze 1853 ). Vedi parimenti intorno a questa restituzione il Maneggio della Pace di Bologna 1529 inserito a p. 147 usque 253 nel Volume III. Serie 11. delle Relazioni Venete. (Firenze -1846). Rifletteva poi un anonimo in Avvisi da Venezia del primo agosto 1528, che la Signoria era liberale de’danari al Laulrech e al San Polo già convenuti, piuttosto clic restituire o deponere Ravenna e Cervia (p. 75 Voi. 11. Documenti di Storia Italiana. Firenze 1837 ). Ne parla anche la lettera di Giovanni Joachim al Montinomi! ij 7-13-15 novembre 1528 inserita a pi 119 dello stesso secondo Volume, tacendo vedere il doloie di Sua Santità per la trattenuta di quelle due Terre, e ciò che farebbe per riaverle. (267) Avendo io richiesto col mezzo del coltissimo amico mio Andrea Tessler all’ illustre Salvatore Bongi di Lucca, notizie intorno a questo Silvestro Dario e alla famiglia sua, c'>municommi una scheda in data 18 dicembre 1854 di Carlo Minutali, persona prntichissima dell’antica Lucca; contenente le seguenti notizie: » La famiglia Darii continuò a figurare in Lucca nella seconda metà del secolo XIV. In uno strumento esistente neU’Archivio dell’Ospitale sotto il num. 567 per mano di ser Gio. Bonetti comparisce come uno de’contraenti scr Darius q. ser Puccini ; la «lata è de’ t giugno 1363. In altro strumento dell'Archivio suddetto in data 29 geunajo 1425 si legge: Ego Darius olim Jacobi Darii de Lucca nolarius. Monsignor Nieolao q. Barlolommeo de’Conti di San Donnino Vescovo di Lucca^ lesta per ser Pietro Piscilla li 24 giugno 1499, e lascia a Silvestro di ser Giorgio Darii suo pronipoti* la propria libreria. Nel protocòllo di ser Nuccerino Nuccerini del-P anno 1538 a carte 524 e segg. si leggono varii contratti attenenti a Monsignor Silvestro di Giorgio Darii Auditore iIella Sacra Iìolu Romana. I! Reverendo Don Silvestro del q. ser Giorgio Durii Decano della Sacra Rota Romana fa codicillo per mano di scr Vincenzo Diversi li 29 agosto 1542 avendo fatto il suo testamento per detto uotajo il dì \K dicembre 4541. Il detto Silvestro mori il 20 ottobre 1542 e fu tumulato nella Chiesa di S. Romano di Lucca nel sepolcro gentilizio di sua famiglia. La della famiglia Ùarii godè di tutti gli onori della Repubblica eccettuato il Gor.falonieralo. Il primo anziano fu Jacopo di ser Dario di ser Puccino nei mesi di luglio e agosto del 4596. Si cslinse in un Giorgio di Dario Darii nepote di Monsignor Silvestro, che trovasi anziano nei mesi di settembre e ottobre del 4548. Questa famiglia spiegava per arme un gallo al naturale in campo d’argento. Mons. Silvestro ebbe per madre una di casa San Donniui ». Alle cose fin qui recate dal Minuloli, esso aggiugneva, nulla più potersi desumere dagli Archi vii Lucchesi. E non aversi notizia degli uflicii diplomatici sostenuti da Monsignor Darii, perchè forse li esercitò eslernamcule a Lucca ed al suo governo, perlaqualcosa