S. MARTINO stesso Navagero tutto era cavillazone, e njiia ili tirare in lungo, e concluder nulla. E anzi volendo il Gran Cancelliere dare alle stampe i capitoli pubblici e privati, che aveva avuti, della lega, affinchè si co-noscesser da ognuno le ragioni che aveva Cesare d’essere inimico a quelli eh’erari inimici a lui, il Navagero rifletteva che lo stamparli sarebbe cosa più alta a partorire nuove discordie, che altro, e molto contraria alla pace che dicono volere. Anche Don Giovanni Emanuel (214) uno dei Consiglieri dell’ Imperadore ripeteva che, se si pubblicassero, vedrebbersi entro cose molto contrarie al nome di Santo Padre che si dà a' Papa. Aveva in questo frattempo il Navagero richiesti ripetutamente ulteriori sussidii di danaro alla Signoria (215) 3 finalmente ottenne altri duecento ducati, allegando che il vivere in- Vagliadolid era caro come in Granata, e. insistendo di nuovo perchè si nominasse il suo sostituto per le riflessioni già altra fiata addotte (216). E quanto alla trattazione della pace dubitava l’Oratore che Cesare la volesse pel solo oggetto di poter farsi signore del mondo; t vedendo le difficoltà mosse dai Gran Cancelliere, ei ne fosse contrario per qualche suo particolare interesse, poiché colia vanità della astrologia intricava tutto il mondo stando ostinatissimo nelle sue opinioni; quindi cotesti suoi modi dispiaceano a lutto il Consiglio (217). Varie voci corsero intanto, che avesser licenziati i servidori custodi de’ figliuoli del re, essendosi scoperta una pratica per farli fuggire, e trovate chiavi false, e altre cose per questa faccenda; il che era assolutamente negato dagli Oratori francesi. Egli è certo però che Lelubujard (218) Segretario del re di Francia era da qualche giorno a Vagliadolid venuto per trattare particolarmente con Cesare di avere i figliuoli del re, al quale oggetto, come si è veduto di sopra, offeriva due milioni d’oro, promettendo dell’altre cose, o danari in luogo di quelle; sdegnalo perchè Cesare non sapeva come fidarsi del re; quindi l’Imperadore rimandollo con aspra risposta, e senza conclusione alcuna (219). L’Im-peradore si recò a Segovia per trovar l’Imperatrice e andare alia caccia per qualche giorno (220). Le Corti, come è detto, eransi Tomo VI. DI MURANO. 195 convocate; ma i congregati risposero non aver danari, e che, quand’anche ne avessero, non gli avrebber dati per andar contro i cristiani e conira il Pontefice, posciachè vedevano eh’ era un pretesto quello di servirsene contro i Turchi. E dicevano^ Sua Maestà facesse prima la pace, e poi mostrasse veracemente di voler moversi contra gl’ infedeli, che allora sarebbersi obbligati di dare in mano a Cesare non danari ma gente; ma tale risposta non piacque; volc-van danari e nuli’ altro. Intanto il Gran Cancelliere fece stampare una Apologià in » difesa del re cristianissimo, e una Risposta » di esso Gran Cancelliere a detta Apologia » (221) ed una Lettera del re agli Elettori » dell’impero, con alcune chiose marginali » pur del Gran Cancelliere in risposta a » molte cose che dicevansi in quella Lettera, » non che i capitoli della lega pubblici e » privati; alle quali cose aggiunse alcune » epistole velenose tutte e malediche come » le precedenti, più atte certamente a moli ver nuovi odii, che ad indurre gli animi » alla pace (222) «. Non potendo altro, Cesare trovò un modo indiretto per cui ricavò trecento mila ducati incirca. I frati di Monserrato (223) aveano indulgenza concessa loro da Papa Clemente per edificare la Chiesa e il Monastero; la quale indulgenza avean facoltà di distribuire per molti luoghi di Spagna. Ora l’Imperadore comperò colesla indulgenza da’ frati, sborsando ad essi trentamila ducati circa, e promise di far fabbricare per cento mila. Poscia l’ha venduta, come soleasi fare della Crociata, costringendo ognuno a pigliarla, e ne cavò circa trecentomila ducati. E qui rifletteva il Navagero, che Dio sa con quanta coscienza si potesse far questo e quanto fosse per valere detta indulgenza a chi Vavesse pigliata; certo era però, che se ne sarebbe buscata buona somma di danari. Parti il Gran Cancelliere a’30 di marzo 1527 malcontento, avutane licenza da Cesare per tre mesi. Diceva di andare ad un suo voto in Monserrato, e di recarsi poscia in Italia, ed ebbe portate seco tutte le robbe sue, con animo di non tornare. Molti però pensavano che se richiamato fosse da Cesare, tornerebbe. D’altronde lanatura dell’Imperadore era tale di non voler mostrare di aver 25