182 S. MARTINO DI MURANO. ridonderebbe più ad utilità sua che di altri, rivolgendosi allora l’armata contra i Turchi della quale si farebbe capitanio il Gran /Mastro di Rodi. E il Navagero rispondeva, sembrargli che assai contribuzion facesse la Repubblica per parte sua nel dare gli ottantamila ducali promessi al Vicere, senza che le fosse aggiunto nuovo carico. Notizie frattanto verniero dall’ Indie che que’ Spaglinoli eransi tra di loro tagliali a pezzi, e che il Cortes capitano di quella gente era partito da Temistitàn (99) per andare in persona a rimediarvi (100). E che Monsignor di Lassati (101) per nome di Cesare aveva sposata la sorella del re di Portogal- lo (102); la quale regina era di grandissimo ingegno, ed era deliberata, se non aveva Cesare per marito, non voler maritarsi, e perciò portava una impresa che diceva : 0 Cesare o nulla (103). Malgrado che il re di Francia avesse riacquistala in parte la salute, nondimanco ne continuava il male, e il medico dellMmperadore che ne era alla cura e altri dicevano che in breve sarebbe per divenire elico o idropico. Molli altri però ripetevano che voleasi far credere maggiore il suo male per indur Gesare al sospirato accordo (104). Discorsi inlaoto erano continui in danno della Signoria di Venezia per li sospetti che avevansi essersi la Repubblica accordata con Francia e con Inghilterra, nè volesse per ciò conchiuder cosa alcuna con Cesare; e il Marchese di Pescara con sue lettere andava persuadendo Cesare a mover guerra alla Repubblica; dicendosi: Se la Signoria di Venezia non si risolve col Caracciolo, la cosa sarà rotta, e Cesare non lascierà a Venezia il Sanchies suo Amba-baseiadore, il quale (coinè sospettava il Navagero) Iacea coltivi ufliciij perlochè il Navagero stesso insinuava che con prudenza fosse rimosso da Venezia, non però allora, perchè sarebbe pericolosa risoluzione (105). Soppesi in questi giorni essere stato in Novara da Antonio da Leva (106) ritenuto Girolamo Morone (107,), e menato a Pavia ad istanza dell’ Imperadore, e ciò per la pratica che avea con Massimiliano Sforza (408) di farlo Duca di Milano in caso della morte del fratello; e gli si son trovate lettere dello Sforza. Parve nuova a Toledo questa retenzione^, e l’Imperadore stesso affermava non essere stata di suo ordine, dicendo che sebbene il Morone avesse fai-lito, pure non voleva che ne patisse il Duca di Milano (109). Quantunque il Gran Cancelliere fosse di spesso impedito per ^sofferenza di gotta (4t0), il Navagero non la-sciava di visitarlo, e una volta fra le altre, parlando del buono animo che Cesare mostrava verso la Signoria, il Gran Cancelliere gli disse queste precise parole: Guardate, non ingannale. Voi mi fate le parole di Cesare tanto larghe, ed egli a me parla (Tun altra maniera; forse che non lo avete bene inteso, perchè alle volle parla un poco confuso (Hi). Rispose il Navagero che ben lo aveva inteso, e che non s’ingannava. E da quesli e da altri ragionamenti i! Navagero polè comprendere che la mente del Gran Cancelliere sembrava diversa da quella di Cesare. Il Duca di Borbone a’ 15 del novembre 4 525 entrato in Toledo, mostra-vasi propenso a favorire la' Signorìa nelle trattative pendenti; e il re di Francia in questi giorni era risanato del tutto (112). Intanto venne ritenuto a Toledo Emilio Càvriana Mantovano che fu fratello del Cavaliere. Cavriana (143), perchè essendo costui al servigio del re cristianissimo dicea voler andare a San Jacopo di Galizia, ma continuando a slare in Toledo, e andando spesso a Madril fu preso sospetto che fosse venuto per far fuggire il re, e dicevasi che il modo sarebbe stalo questo: che il re pigliasse in sua camera ua Negro che il servisse, il quale come per qualche giorno avesse preso il costume di entrare ed uscire della camera a suo piacere senza sospetto di alcuno, egli desse al re una tinta nera al viso ed alle mani, poi indossati gii abili del Negro una sera ne uscisse dal Castello, e se ne fuggisse, al qual bisogno sarebbe già stali pronti i cavalli ( 114-). Furono pubblicale poco prima le nozze di Cesare, e in Toledo fecersi fuochi, corsero tori, giuocossi a canne, e similmente nell’ altre città die-ronsi segni molti di allegrezza (115). Madama d’Alanson avea domandato di potere stare a Madril per due altri mesi appresso il fratello re, ma le fu negato; e domando eziandio di tornar in Francia per la via di Navarra, e ciò pure non le hanno conceduto; il perchè nel lunedì 27 novembre 4525