284 S. MARTINO 1)1 MURANO, abbastanza limate le cose sue, poco prima della morie le bruciò: quaccumque apud se habuit puulo ante mortem igne deleuit. II. Che halle cose bruciale vi fossero i materiali raccolti per iscrivere la Veneta Storia, o anche il principio di essa in alcuni libri, sembra parimenti indubitato. Ecco'anche di ciò i documenti : Il preaccennalo editore 1530 lo- dice ( Vedi nota 298 )= li Fracaslcro (I. c. ) ricopiando le di lui parole dice: »quae eodeui » igne concremata sunt, quo piaculo dixerim luculentissimam historiam ab in-» grcssu Caroli-Odavi Gallorum Regis in Italiani ad ea usque tempora tot vigi-» liiSj tantoqiio labore amplissimorum decemvirum jussu deductamj Coucidisse ? ss Pietro Bembo nel proemio della sua storia ha: » is moriens (1.1 Navagero) stia » scripta comburi jussit r: Rarlolommeo Ricci (De Imitalione. Aldus 15.45 lib. I. p. M ) parlando dello siile di Cesare e de’ suoi imitatori nello scrivere la storia, dice : » quae mea sentcntia co quoque nomine meo animo longe proliatior acci-» dii, qtiod idem Andream Naugerium sensisse memoria teneo .... » e altrove ( Lib. II. p. 27) dicendo che Pietro Bembo amò piuttosto di seguire Cesare nella istoria, anzi che Livio o Sallustio, ripete : » id qtiod ante cimi in eadem historia Nau-» geriura sensisse dicehanuis, in qua idem posterior Naugerius praestare egregie » dici tur; » cosicché pare che il Navagero $i fòsse preso Cesare a modello ss Romolo Amasco (Amas. Oralioiium Voluti)., Bononiae 1564 p. 459) dicendo: »Andreas » Naugerius quantum prò ingenio iudicioque suo ac muiliplici bona mi pi arlium » doctrina quibus ab ineuule aetale deditus fuerat ad Venetae reipubKcae historiam » lalinae Oralionis copiam afierebat ! fa conghielturare di averne veduto deJ pezzi già dettali =: Il Fracastoro ( p. il7 de Poetica) altcstava parimenti per bocca dello stesso Navagero che esso Navagero aveva mescolate delle concioni alla narrazione imitando l’autorità di Polibio e di Tucidide: » licebit interdum ut efBngat » conciones et nonnulla consilia ut prudenliam majorem doceat : quod nos ( dice » di se il Navagero ) quoque in nostris hisloriartun libris de rebus venelis, quan-» tum in nobis fuil C. Caesarein et Polybium gravem authorem seculi, praestare » conati suuius » ss Paolo «Giovio (Elogia. Ven. 1546 fol. p. 49) dice che per gl’ incommodi di salute, il Navagero, non potè prestarsi a scrivere la Storia che gli era stala imposta, sebbene non manchi chi dica che appena comincialo a scriverla felicemente abbia desisiilo dall’impresa, spaventalo dalla grandezza del lavoro ss Andrea Morosini ( Opuscula. 4625 p. 218) diceva che per testamento « ve-» nelarum rerum historiam a se conscriptam cremali jussit .... e altrove : licet » illius fructus acerrimi ingenii censura ex testamenti tabulis concrematis libris ad » posteros minime pcrvenerit » s= Agostino Valiero nei Ricordi per scrivere le bistorte a Luigi Contarmi (Anecdota Venela 1757 pag. 184-185) riflettendo che non si possono lodar quelli che avendo l’incarico di scrivere la istoria han lasciato nulla dice : » Ciò avvenne a M. Andrea Navagiero alla cui memoria debbo aver io » afieltione particolare perchè fu certo htioino di gran vivacità d’ingegno, et di » gran spirito di cloquentia, et ha apportalo honore a quella casa della quale » posso dire di essere io mezzo,, essendo siala, come sapete, mia madre di quella » famiglia ; ma in verità fu troppo terribil impeto quel infermo di quella infermi-» là acutissima et quasi frenetico giudicar la sua historia et esser quasi omicida » della sua estimatione in quel fallo ; onde non posso laudare quell’ incendio, » piuttosto escusarlo come effetto di frenesia » ss Lo stesso Valiero ( Utilità che si può trarre dallo studio delle cose Feneziane. Traduzione. Padova 4787 pag. 285 286). » Nella sua grave malattia, come suol succedere, in simili casi vaneggiando, » prima di morire gettò alle fiamme colle sue proprie tuaui la bellissima sua isto-» ria che pur aveva terminala. Alcuni dissero che lo fece non per vaneggiamento, » ma perchè non si contentava di una mediocre lode, ed essendo di finissimo di-» scernimento non mai si appagava delle cose sue sebbene agli altri piacessero. »