S. ANDREA DE ZIRADA. 89 D II deposito del Doge Steno a S. Marina, ricco un tempo per molto oro (dice il San-sovino Lib. I. p. undici tergo) era situato sopra la porta maggiore interna. Era formato da un cassone di mattoni cotti internamente^ ma incrostato al di fuori di marmi distinti, come porfido, verde antico ec. Sopra il cassone stava distesa a bassorilievo di pietra la statua del Doge, poggiante la testa sopra un cuscino, e avente le mani incrocicchiate. Il mento del Doge era senza barba, come pure senza barba era un suo ritratto in Pro-curatia. Sul prospetto del cassone stava una Madonna scolpita col bambolo in braccio, e gli specchi laterali ad essa erano delli stessi marmi distinti. Il cassone appoggiava su due modiglioni o mensule. Al di sotto di queste, anzi tra l’una e l’altra, leggevasi l’epigrafe. Al di sopra del cassone vedevasi una grande nicchia, ossia arco gotico acuto, assai ornato, e nel vano di questa nicchia effigiata era a musaico la Madonna col bambino, il Doge, sua consorte, e i santi Michele Arcangelo, e Marina. (1) A’iati di questo arco pendevano dall’una e dall’altra parte le chiavi dorale, simbolo delle Città di Padova e di Verona. In somma questo monumento nell’arco era presso a poco simigliante a quello di Michele Morosini Doge 4382 che oggidì si vede nella Cappella maggiore de’SS. Giovanni e Paolo, ma senza i campanili o aguglie gotiche; ed era somigliante nel cassone a quello del procuratore Andrea Morosini che pur oggi stassi nella detta Chiesa nella Cappella della Trinità o de’SS. Apostoli. Ora, nell’anno 4802, volendo il piovano della Chiesa di S. Marina ristaurare la Chiesa e spezialmente la facciala interiore, implorò ed ottenne il permesso di levare il deposito del Doge Steno. Apertolo, fu trovato intatto il cadavere coperto di veluto; ma non appena i manovali vi misero le mani, che tra per l'aria entrata, tra per le macerie che vi caddero, le ossa tutte si disunirono, molte s'infransero, e benché fosse volontà di alcuni di serbare gli avanzi di questo illustre Doge per riporli nel sito più cospicuo della rifabbrica, nondimeno non vi si abbadò; eie ossa e la calce e le pietre mescolate insieme si misero nelle conche delle quali usano i muratori, e apertasi un’arca della Chiesa, tutto si gittò in essa, e tutto con altre ossa rimase confuso. Si disse eziandio che il Doge avesse in piedi un pnjo di speroni di metallo dorato, e che questi siano stati trafugali. In quanto a’marmij furono per modo di provvigione collocali parte sotto certi gradini pei quali si discendeva in Chiesa, parte altrove. Ma frattanto il progetto del ristauro e della rifabbrica tramontò, e dal 4802-4803 al 4810 epoca in cui per la concentrazione delle parrocchie fu chiusa la Chiesa (2), que’ marmi e quelle pietre già componenti il deposito dello Steno parte rotti, parte malconci restarono fra gli altri materiali della Chiesa in un magazzino, compresa la statua stesa del Doge, rotta anch’essa tra il capo ed il collo, e la epigrafe infranta similmente in un angolo; non senza osservare che varii pezzi 'li marmo pregevole, furono o trafugati, o posti in altri lavori. Dopo il 4810 il non (•) L’Abate Teodoro Amaden nella manoscritta sua Biologia di Santa Marina che ho ricordata nelle Giunte al T. IV, descrive il sepolcro di Michele Steno, così: In prioris (cioè sepnlehri Michaelis Steno) rideri potest pictura opere ex lapillis tam inauratis quarti colore tinctis vermiculato, tassellata, quae l'ir-^mem matrem in medio sedentem cum putro Jesu exponit, dextera ducem sinistra ejus con sor lem invitati parte ducis figura S. Michaelis Archangeli, ex parte uxoris S. Marinae habitu graeco fusci coloris in-"tae> dignoscuntur. Ipse dux ducali habitu supra sarcophagum positus est, einue inscriptum legilur ca-raotere gothìco: IACET ecc. Descrivendo poi in generale l’abito di Santa Marina dice: « Erat forma graeca longiore pedes attingerne scapulare loneum et Benedictinorum more largum, cujus extremitates uti et rcliquae vestis limes fjibeus ambìt .... E venendo a quello del musaico : Nec huic absimilem habitum Sancta Marina gestat (limbo ac calceis rubeis sepositis) in opere musivo quod sibi et consorti serenissimus Dux Michael Sleno m sepulturae memoriam eriei mandavit. Ubique habitus strictiori manica et capucio acuto atquc Iongio.ro " conspicitur. „ (*) Vedi il T. I. p. 33» delle Inscrizioni Veneziane. Toji. VI. 42