230 S. MARTINO DI MURANO. » di la libreria dii Cardinal Niceno: et debi scriver la historia da Marco Anlouio » Sabellico in qua: et niun possi stampar in humanita si lui non li vede e corcze » prima et habi al anno ducali 200 zoe li capi che sarane debi proveder dii locho » dove si habi a trar ditti ducati 200 et questo sino babbi beneficii per ducali 600 » come fu preso impregadi. Ave 4 di no et 12 di si, et fo posta per li cai di X » g. Zulian Gradenigo, £. Alvise Barbaro, e g. Piero da cha da Pexaro et fo au-» ctor e protector di questo g. Alvise Mozenigo el Cavalier che dii Conscio di X » et cussi fo presa (*) ». Ricordando la destinazione del Navagero a Bibliotecario, Francesco Asolano nello indirizzare al Navagero la prima deca di Tito Livio (Aldus 1518) dicevngli: Bibliolhecam illam Bessarionis omnium exce/lentissirnam quot-(jiiot unquam privata pecunia conslructae sunt, tot amios sepultam Ubi uni tandem disponendam custodiendamque (Respublica) dedit. Al qual passo Nicolò Scarabello (Memorie della Biblioteca del reverendiss. Capitolo di Padova, ivi 1839, 8. p. 21) diceva che quel tot annos sepultam è una esagerazione e una menzogna per adulare il Navagero operosissimo letterato, ma preceduto nella custodia della Marciana da custodi dotti ed operosi non meno di lui. Ma lo Scarabello non pose mente che l’Asolano volle alludere a’nove anni circa in che la Bessaroniana dalla morte del Sabellico alla elezione del Navagero stelle senza custode. (22) Veggasi il Morelli (p. 103 ove parla de’ Bibliotecarii di S. Marco. Voi. I. Operette 1820) e lo Zanclti nella prefazione manoscritta al Catalogo di della Libreria dal Morelli citata. Sostenne il Navagero questo ufficio di Bibliotecario per otto anni fino al 1523 quando, come diremo, fu spedilo Ambasciatore in Ispagna, e lo rinunciò a’ Procuratori di San Marco che lo diedero a Pietro Bembo. Vedi nelle Testimonianze soprariporlate Michiel Marcantonio, e vedi Documento B. (23) Veggasi Apostolo Zeno p. XIII, XIV della prefazione agli Storici Veneti. Ven. T. I. 1718. Francesco Asolano nel luogo sopracitalo ossia nella Epistola premessa alla prima deca di Tito Livio (1518 Aldo) a lai proposito scriveva, che la patria » quas » domi, forisque rcs gessit, ob amplitudine!» suam nulla non memoria dignas, ut » in historiam redigcrenlur, libi potissimum decreto publice stipendio dedit : fore » arbitrans, ut ca non minus propler splendorem eloquenliae tuae propc divinae, » quam de sua ipsius ingenti aucloritate, in manus hominum frequens veniret : ut » jam perspicuum sit, uihil le uno totis Veneliis nec esse, uec unquam fuisse prae-» stantius : vel co arguinenlo, quod alias idem alque tu nemo sit conseculus, no-» slra igitur Respublica libi contulit, quae maxima potuit ». Qui sì parmi alquanto esagerata la espressione dell’Asolano, imperciocché al tempo del Navagero eranvi già altri dotti patrizi!, non inen che lui, a’ quali allìdar avrebbesi potuto il carico della Storia. Il Decreto volle aver mira, come dicemmo, principalmente al bisogno in che versava di un provvedimento. Se poi abbia, o no, scritta la Storia, e, se scritta, qual fine abbia avuto, vedrassi in seguito alla nota (297, II). (24) Ciò chiaramente apparisce dalla lettera di Pietro Bembo al Cardinale di S. Maria in Portico, cioè a Bernardo Divizio, in data 3 aprile 1516 da Roma, nella quale dice: » Io col Navagero e col Bcazzano e con M. Baldassar Castiglione e con Ra- (*) Qui il Sanuto non omraise le riflessioni che era solito fare quando le cose pubbliche non andavano secondo il prescritto dalle leggi, e come egli avrebbe desiderato: » Taraen (soggiungeva) non si n potea far per non esser materia del Gonsejo di X, poi non può dar danari senza la zonta etiani fu » fato torto a £. Andrea Mozenigo el dotor di £. Lunardo qual scrive latine la historia de la liga di » Cambiai in qua et e quasi fenita (fu anche stampata nel i5a5). A mi nulla fece perche le mie sonno j» in lcngua materna et saranno più acepte a tutti a lezer cha alcuna altra perche ho scrito copioso et r> coti ogni verità dal venir di Carlo re de Franza in Italia fin questo zorno et ¡uro a Dio chi mi desse « ducati 5oo al anno di provision, non potria patir la faticha. Tamen Iho fato e fazolo per mio piacer m pregando Idio possi compir che rchabiamo il nostro Staio et far poi fine che hora mai li anni mi vien « adosso numero so che son apresso et non posso più portar la faticha « (nondimeno seppe continuare a tutto settembre i553).