S. MARTINO DI MURANO. 269 » in un ftalico, della quale percossa subito ivi morse, secondo alcuni che riferirono » averlo veduto portare cosi morto al suo padiglione, benché alili dissero essere » sopravissnlo per breve spalio, ed avere confortato li suoi a seguitare l’impresa. « — L autore di tale storia l’ha compilata sopra molte memorie lasciale da Francesco de Rossi suo bisavolo, che fino dal -1519 si era portato a Roma. Essa fu anche stampata in Roma nel 1837 col titolo: Memorie scritte de' principali avvenimenti politici d'Italia ec. Volumi quattro in 16.°; ma io non la vidi. Leggasi il Giordani, note 1 e 6 a pag. 5 e 4 della Cronaca ec. Bologna 1842, 8.° (236) Dispaccio da Vagliadolid 17 giugno 1527. (237) L’Ulloa (Vita di Carlo V. p. 110 b. Ili) dice che U Imperadore mostrando ha* verne havulo gran dispiacere di cjuesle cose (cioè della presa di Roma e dei secondo sacco datole nei 6 maggio 1527 e dì seguenti), perciocché Borbone haveva ¡alta quella impresa senza la sua saputa, fece cessar le feste et giostre che erano apparecchiale per la natività di Filippo suo figliuolo. Denina (Elogio ec. p. 79-80) scrive: Carlo V. nella occasione del sacco di Roma fu tacciato d’ipocrisia; vestì a lutto, non festeggiò la nascita del primogenito, ordinò processioni, e pubbliche preghiere per la«Iiberazioue del Papa. Ma a che pio; quando un suo cenno avrebbe bastato a liberarlo? (258) Arcivescovo di Capua era Nicolò Scombergo Segretario di Stato di Clemente VII., uomo dotto e prudente, di cui il Scrassi nei Castiglione ( Lettere ec. p. 3). (239) Monsignor Vescovo di Turbe, o Tarbes era Gabriele di Grummond, o Gramont (che fu -poscia Cardinale), uno degli Ambaseiadori del re Cristianissimo appresso Cesare; nominato più volte dal Navagero, che il frequentava assai, e alla cui tavola alcuna fiata trovavasi. Nel Dispaccio 27 settembre 1527 diceva che » Monsignor di » Taibe più volte in que’dì ha esortato esso Navagero a scrivere alla Signoria che » iiou resti per qualche somma di danaro di componer le cose sue con Cesare, » perché non si può spender così poco nella guerra che non sia molto più ». Ve-desi però che questo Vescovo aveva grande estimazione presso gli altri Oratori perché nei colloquii loro con Cesare, prendeva la parola egli solo per gli altri (Dispaccio -16 luglio 1527, e Dispaccio primo gitigno 1528). (240) Monsignor di Poins, o Poyns, variamente scritto dal Navagero, era probabilmente (secondo che mi scrive il distinto amico Rawdon Brown) « John Poyntz} Poins, » ovvero Poijnes (il suo nome trovandosi scritto in diverse maniere) di una fami-» glia assai distinta, la quale da un’epoca remota trovossi stabilita ad Iran Acton » nel Gloucestershire. Henry, figlio secondogenito del Cavaliere Robert, regnante » Enrico VII., fissò la sua dimora a North Okendor, nell’ Essex. Lasciò un figlio, » chiamato John, il cui figlio è il John Poyntz del quale fa menzione il Navagero. » Non si sa ove abbia fatto i suoi sludii, come abbia passata la sua gioventù, nè » quando principiasse la sua intimità col poeta inglese Thomas JVoyatl cavaliere. « Visse per lo più alla Corte. Dalle Foedera del Rymer si sa che nell’anno 1520 » era Scalco di Camera della Regina Catterina di Aragona. Alle feste di Natale » dell’anno 1525 si distinse in una giostra fatta in presenza di, Enrico Vili, e della » Corte. Faceva parte della Corte della Regina nel tempo del famoso Congresso » del Campo d’ oro fra Enrico Vili, e Francesco 1. Probabilmente ebbe posto sta-» bile nella casa reale. Morì senza prole il giorno 16 luglio 1558. Sposata aveva » Anna figlia ed erede di s. Sibley del Buckinghamshire. Si vede il suo ritratto » nella Raccolta di S. M. delle leste di llolbein. La sua fisonomia sembra essere » stata assai intelligente ed espressiva (vedi Memorie del Cav. Thomas JVoyatt » pag. LXXXHIj IV. Opera del dott. Gio. Fred. Noli. Voi. II. ). 11 Noli non dice » niente delle sue ambasciate. John Poyntz ebbe un fratello, anch’ esso cor-» tegiano ed esperto gioslralore, di nome Francis (Francesco) ». E qyi riflette avvedutamente Rawdon Brown, che non sapendosi dalli dispacci del Navagero