m S. MARTINO DI MURANO. l’amministrazione de’ sacramenti, e per la cura delle anime. Siccome però dalla perpetuità della carica vicariale derivavano spesso occasioni di litigio, così Ranuccio (Farnese) Cardinale di Sant’Angelo sommo Penitenziere per comando di Giulio III rimise nel 1550 all’ arbitrio delle monache lo eleggere e il rimovere i vicarii non più perpetui, secondo clic le circostanze lo avessero richiesto (I). Non abbiamo memoria delle rifabbriche o ri-8tauri avuti da questa chiesa anteriori al 1501 nel qual anno fu ristaurala dalle nuove monache ed erettovi il vicino Cenobio. Possiamo però conghietturare che poco dopo ¡1 1377 abbia la chiesa avuta una rifabbrica, o alnieno un ristauro. Infatti fra le carte dell’archivio di questo monastero esistenti nel generale a S. M. Gloriosa, lessi la seguente memoria cartacea in copia del secolo XVI » 1577 die X septembris indictione » XI. Item donavit prefactus D. presbiter Joannes Donato de Muriano ecclesiis Sancii Ste-» phani predicti, Sancti Martini, S. Andree, S. Salvatoris de Muriano proda ducatos duceutos » auri prò fabricis dictarum ecclesiarum quc omnia et habent robur post niorlem supra-» dicti D. presbiteri Joannis et non aliter ullo modo jure vel forma ec. Ego Joannes » q. ser Saloni de Marino imp. auct. notarili» ss. interfui. « Del 1550 divenute esse liberamente padrone del luogo, rinnovaronlo fino da’fondamenti in queiraugusta forma, in cui innanzi la demolizione vedevasi, cioè fino a’primi anni del corrente secolo; c adornaronlo di reliquie fra le quali del corpo di San Valentino martire. La facciata, come dall’epigrafe al num. 2, fu rinnovata nel 1698. Duraron le monache fino al 4805 in cui soppressa la loro corporazione furono concentrate con quelle di Santa Maria degli Angeli: poscia dopo il 1810 atterrata del lutto la chiesa, sulle sue rovine e del monastero sorge oggidì il locale per le fabbriche di contarie della ditta Dalmistro, eh’ è propriamente sulla fondamenta detta ancora di San Martino vicina al num. civico 275. Questa fabbrica fu piantata fino dal 1816. In quanto a pitture, andava ornata tale chiesa di una tavola all’altar maggiore con S. Martino che dà il mantello al povero, la quale il Ridolfi scrive 'essere di Pietro Malombra, ma lo Zanelli del Tintoretlo, ristaurata però dal Palma giovane, di cui erano opera le pitture dell’ organo con azioni del Santo. Vi dipinsero eziandio Fabio Canal, Gregorio Lazzarini (2), Antonio Zanchi; ed avevavi poi un vago tabernacolo lutto di cristallo di monte, degno di osservazione, il quale già ristauraio, ora esiste (1854) sopra uno degli altari della chiesa di Santa Maria e Donato parrocchiale. Dì reliquie aveanvi molte anche inchiuse in un reliquiario così nominalo in un inventario che stassi nelle carte del monistero. — Ivi è detto che varie di tali reliquie ebbersi da Roma nel 1625; ed altre dal Cardinale Giovanni Delfino: chiudesi poi la nota con queste parole: Prediotas et mullas alias religuias quarum nomina ignoramus in uno collectu vase ego presbiter Jo. Baptista Cuccinellius confessor monialium Sancti Martini de Muriano nomine eorundem monialium accepi ab illustrissimo domino Nicolao Delpliino die 9 iunii 1613. In quella nota non trovo segnato il corpo di San Valentino (1) Giambalista Anesio era del 1620 cappellano delle Monache di S. Martino di Murano, e tradusse il libro di Giovanni Picairix filosofo ebreoj delle imagini, nel quale si contengono i fiori di tutta V arte magica: tradotto di latino in volgare l'anno 1620 da G. B. Anesio ad instanza di N. N. che lo regalò per questa traduzione di 50 ducaioni. Il codice su cui fu fatta questa versione era scritto nel 1300 in carta pecora in fol. Tale volgarizzamento è ms. cartaceo in 4.° nella Biblioteca Cesarea di Vienna, siccome trovo indicato nelle schede Moreliiane. Nel titolo il traduttore viene chiamato uomo mollo intelligente et in particolare della lingua antica. Del Picairix o Piscatris, vedi p. 30. voi. XLIV. Biografia universale. Il cognome Anesi, o Annesi è Veneziano e un Matteo Atmesi minore conventuale notasi dal Mazzuchelli (Voi. I. P. II. p. 805) sulla fede dell’Alberici p. 62. all anno 1C05 come scrittore di alcuni trattati e di alcune rime volgari. Confesso però di non avere veduto registrato il nome di Matteo in altri che nell’Alberici o in chi copiò da lui; e lo ommise anche il pazientissimo nostro padre Sigismondo (Cimarosto) da Venezia nella Biografia Serafica. Venezia 1846, Merlo, in 8.« J 1 (2) Due quadri di Gregorio Lazzarini, eh,’ erano in questa chiesa, sono oggidì nella chiesa della Salute, indicati dal canonico cav. Giannantonio Moschini a p. 40 della Chiesa e seminario patriarcale ec. Venezia, Antonelli 1842, 8. Rappresentano Elia e confortato dall’Angelo, e cibato dal corvo.