206 S. MARTINO DI MURANO. sostenute, cioè, dati a Monsignore di Lotrech più di due milioni e 500 mila franchi; a Monsignore di S. Polo più di 800 mila; a Monsignor di Saluzso più di 500 mila, essere stanco di spender d’avvantaggio. — Abbisognare non meno di 40 mila fanti, e 2 mila lanze, oltre la casa sua ( che sarebbe r altre 400 lanze), e di grossissima banda d’ artiglieria, ad oggetto di raddoppiare le genti sue alle frontiere di Spagna e di Francia, e guardare i confini di questa durante la sua venuta e dimora in Italia. — Dovere quindi lutti i confederati, dividendo la somma tra di loro, pagare al re 20 mila fanti, e la metà della spesa dell’ artiglieria, e in luogo di lanze, delle quali non aveva bisogno, somministrare 2 mila cavalli leggieri; dando però di questi danari sicurtà per modo che il re gli avesse in campo in man sua per potere a’ tempi stabiiili pagare le genti. — E anche nel caso che Cesare impaurito da colai provvigione, tralasciasse di venire in Italia, e che il re cristianissimo passasse in Ispagna, nondimeno i confederali, anche in cjuel caso, dessergii qualche ajulo o di denari o di genie, perchè il re fa quel che fa per beneficio comune di tutti. — Anzi cominciando esso a far grossa spesa, doversi determinare il tempo della contribuzione. — Doversi quindi, scrivere, e instare per la pronta risposta, chè facendosi questo il re cristianissimo veniria in Italia di sorte che ogni apparato dell’ Imperatore suria vano. Tale domanda, esposla dal Cancelliere agli Ambasciadori, parve loro sì grande che non sapeano che rispondere; pure dissero che avrebbero scritto il tutto alla Signoria. E qui il Gran Maestro maravrgliossi che il Navagero venuto testò da Venezia, da una Signoria tanto savia e tanto prudente, che vedeva ogni cosa, non avesse commessione amplissima circa tutto quello che occorrere potesse, trattandosi massimamente che il re sarebbe, a requisizion nostraj venuto in Italia, il qual non era un capitanio che potesse così facilmente muoversi ed andar qui e lì senza grave causa, ma sì un re che doveva mostrare alla Francia che con ragione movevasi. Ma il Navagero non perdutosi di coraggio, ripigliata la parola disse: — Che quando partì da Venezia ebbe quella commessione che conveniva a quel tempo in cui non si parlava della venuta del re, se non con voci vaghe e generali. — Che non fu la Signoria che abbia prima da se richiesto il re cristianissimo a lale venula, su di che di certo avrebbe molto pensalo e avrebbe proceduto molto rispettosamente ; fu lo stesso re che fece l’offerta di scendere in Italia se T Imperndore vi fosse venuto, e a vea!a fatta all’Orator Giustiniano. — Che ad ogni modo ed esso Navagero e il Giustiniano s’aspettavano dal re domande oneste, e tollerabili. — Che alla fin fine la richiesta cadeva a carico della Signoria, giacché il Duca di Milano era povero, e avéa mestieri molle fiale d’essere sovvenuto di danari e dal re cristianissimo e dalla Veneta Signoria; e i Fiorentini mostravano non voier concorrere ad altra spesa òhe a quella dell’Abruzzo, tanto più che non v’era nominalo nè il Duca di Ferrara, nè altri che pur avrebbero, forse, potato alleviare la spesa. — Offersero di dare agli Ambascia-dori la domanda scritta in capitoli ; ina non la vollero, perchè non si avesse a dire, come atlra volta, che aveanla accettata ; e perciò deliberarono di mandar? i capitoli a Monsignor di Oranges (288) legato di Francia a Venezia, perché ne trattasse anch’egli colla Signoria. Tornati poi sulla quislione circa l’impresa di Milano e di Genova, il Navagero e gli altri Ai'ibasciadori ripeterono che quella di Milano era importantissima c poleasi fare; e fatta, si sarebbe presa anche Genova; e per lo contrario quella di Genova non sarebbesi potuta fare a modo alcuno, se non si avea Milano; ma nulla fu risolto. E qui il Navagero rifletteva che le difficoltà maggiori eran messe in campo da quelli che non avrebbero voluta l’impresa di Milano, cioè da’fuorusciti, e massime da Teodoro Trivulzio (289) ; ma che però era da aspettarsi il consiglio di Monsignor di S. Polo dalla volontà del quale dipenderebbe la decisione. Soggiungevano da ultimo i Consiglieri, che si sarebbe prestamente espedita l’armata reale, messe in ordine le navi e le galee, ch’era falta h provvigione de’bis-colli, e sarebbe dato avviso del sito dove si avesse l’armata stessa ad unire colle prenuncíale venti galee oflerte dalla Sign°‘ ria, parendo loro che questo sito fosse Marsiglia. A tali ragionamenti nel Cousigl>°