SAN GIOBBE. Gio bitnmente a Roma di nuovo il segretario Formento collo incarico di ringraziare Sua Santità della dignità conceduta al Navagero, e di dimostrare il grave dispiacere nello avere udito che il suo ambasciatore non avesse ricusata la porpora anche offertagli, dovendo a’ più alti onori preferire 1’ osservanza delle patrie leggi ; che perciò pregasse il Papa di insinuare al da Mula di rinunciarla. Dicesi che il Pontefice rispondesse brevemente al Formento, che anzi doveva alla repubblica riuscire grato il giudizio onorevole, che d'un suo cittadino fece chi in terra era Vicario di Cristo, e che egli per superno impulso dello Spirito Santo lo aveva ascritto al Collegio de' Cardinali. Sebbene il Formento abbia comunicata questa risposta, nondimeno il Senato ordinò che nè esso Formento, nè Girolamo Soranzo stalo sostituito ambascia-dorè, nè altri ministri della Repubblica visitassero il cardinale Amulio, nè gli parlassero o facessergli comunicazione alcuna de’ pubblici affari. Ed essendo anzi corsa ‘voce che il cardinale da Mula potesse andare in Ispagna come Nuncio pontificio, la Repubblica fece sapere al Papa, che se ciò succedesse, non potrebbe il da Mula avere alcuna corrispondenza co’ Veneti Rappresentanti in Ispagna. Desiderò già il da Mula di ritornare in grazia della repubblica, servendosi della intercessione del papa, e abbiamo ne’ registri pubblici la Esposizione del Nuncio apostolico fatta in Senato per questo oggetto in data 28 agosto 1561. Aggiunge poi lo storico inedito Giovanni Lippomano (Codice mio 1011 p. 576. 577). »Sdegnatosi il Senato, non » solo non volse perdonargli, et farne gra-» tia a Sua Beatitudine, ma Io bandi di tutte » le terre e luochi del dominio, come ribelle, » et ordinarono a tutti li nostri ambascia-» tori che andavano a Roma, che mai lo » salutassero, nè le facessero riverentia al-» cuna, anzi che essendo lui presente non » negotiassero mai con il papa, et così os-» servò. » Questo bando è ripetuto dal Cronista Agostini ( Codice mio 2753. Voi. II. ) così : E perchè per legge è provisto che nessun ambasciatore, mentre è nella legatione, non possi accettare dono, presente, o gralia di sorte alcuna da quel principe dove s’attrova, fu perciò al Mula mandalo ad avvisare di questa Parte e che dovesse rinunciare il cardinalato Tomo VI. nè liavendo voltilo obedire, fu bandito dalla Signoria di Fenetia di tutte te terre e luoghi cc. in virtù della legge. Ma io non ho trovato circa il baudo alcun documento nel-l’Arehivio generale. Anche nel 1565 s’ era di nuovo tentato dal Papa di avere grazia per l'Amulio. E a p. 156. 157. della Relazione di Giacomo Soranzo, della quale dirò qui sotto, è una Scrittura di Giacomo Soranzo circa l'istanza che fa papa Pio IV. al Serenissimo Dominio acciò riceva in gralia i cardinali Amulio e Dolfin, presentata all'ec-ccllentissimo Collegio a’ 30 ottobre 1565. Ma tutto fu inutile, e il cardinal da Mula non potè mai sortirne l’intento. (Vedi Documento N. 8 infine della presente chiesa ). Ma frattanto cresceva vieppiù il cardinale Amulio nella grazia del papa il quale, essendo morto nel 1562 a’ 12 di novembre Giambatista Osio Romano vescovo di Rieti, nominò l’Amulio a quella sede, mentre i legati del Concilio di Trento raccomandavano per quella Chiesa l’arcivescovo di Rossano Giambatista Castagna. In questa l’Amulio si rese benemerito specialmente per la istituzione del Seminario Reatino. Conferigli eziandio ¡1 Papa altri officii, e fra questi uel 1565 la Prefettura della Libreria Vaticana; e la soprain-tcndenza alla nuova edizione de’ libri sacri e degli antichi santi Padri, che da Paolo Manuzio, da Giulio Poggiano, e da Cornelio Amalleo, uomini di grande estimazione, dovevano essere emendati e corretti. Ma in mezzo a tutte queste incumbcnze, non tralasciò mai il da Mula di ricordarsi della cara sua patria benché da essa diviso, c dì parlarne, secondo occasione, favorevolmente., E in quanto alla vita in questi tempi da lui condotta in Roma e Inori, mi piace di riferire due brani dei dispacci degli ambasciatori Girolamo Soranzo 14 giugno 1563; e Giacomo Soranzo 1565 =: Girolamo Soranzo scrive : « Col cardinale « Amulio, secondo la commission della Se-» renità Vostra, non ho mai non solo con-» versalo, ma nè anco parlato, et il mede*-» simo ho voluto che facciano lutti li miei, » acciò sia ben eseguita, et conosciuta la in-» tentione di questa eccellentissima Repub-» blica. Ha esso cardinale le sue stanlie in » Palazzo con cento scudi ¡1 mese che le dà » il Papa di provisione, il vescovato di Arieti » che può valere mille scudi di cnlrada, 500 79