SAN GIOBBE. 679 vanni di Rialto != Del 1360 fu fatto il ponte di pietra di San Marco, detto della Paglia, che prima era di legno, e stava al contrario di quello che sta al presente — Grande mortalità nel febbrajo 1360 (1361) per cui morirono dalla peste molti nobili, la più parte giovani da anni dodici in giù, e molli fuggirono da Venezia ss 11 doge perdette un occhio, essendo a Treviso per flussione di testa che vennegli sì che dovette levare un panno sotto la berretta che coprivagli l’occhio ss A’20 di ottobre 1356 fu preso di procedere contro Giovanni Foscari che fu podestà di Asolo e lo aveva ceduto agli Ungheri, e fu punito con multa e colla privazione di tutti gli ufficii ss Anche contro Michele Falier nel 4358 fu proceduto per aver perduto Zara ov’era Conte e Capitano, la quale venne in mano degli Ungheri ec. (Sanuto col. 652). Finalmente Giovanni Delfino passò di questa vita agli undici ( dice Sanuto col. 644 ) ma Caroldo a' 12 luglio 1361 all’ora di Terza ; e fu sepolto o’ SS. Giovanni e Paolo nella cappella maggiore, e gli fu fatla un'arca e per di sotto a lettere d'oro gli fu messo un epitaffio il quale al presente non si può vedere nè leggere. Tamen pare vi fossero lettere scritte (Sanuto col. 644). Nemmeno a’tempi di Marcantonio Luciani raccoglitore degli epitaffi della chiesa de’ SS. Giovanni e Paolo si vedeva quello del doge Dolfin ; bensi il cassone di pietra, con ornati ed insegne, affisso alla parete della Cappella maggiore, a sinistra di chi guarda l'altare. Questo cassone o deposito oggidì (1859) stà alla parete della cappella di San Pio (cornu evangeli) ove fu trasportato allorquando si collocò in suo luogo il grandioso monumento del doge Andrea Vendramin, e fu del 4815; e nella Cappella maggiore non resta di memoria che il sigillo sepolcrale della famiglia a piedi avente lo stemma Dolfmo solamente ss Fra Sisto de’ Medici uomo illustre dell’ Ordine de' Predicatori, vedendo che alcuni antichi depositi nel tempio de’ SS. Giovanni e Paolo mancavano di inscrizioni, si prese la cura di dettarne alcune a compimento; e fraile altre aveva pel deposito del doge Dolfin, preparala questa, che copio dalle giunte al manoscritto Luciani sr (*) IOANNES DELPIUNVS DVM TARVIS1VM ADVERSVS LYDOV1CVM PANNONIAE RE-GEM SVSTINET (altra copia dice TVETVR) ABSENS DVX EL1G1TVR, CV1VS V1RTVTE AC D1LIGENTIA PANNONES PACEM FECE-RVNT . VERVM SVB HOC TEMPORE DAL-MATIAE T1TVLOS LVDOVICVS VSVRPAT . TVM DVX 1PSE VRBE PESTILÈNTI A LABORANTE MOR1TVR, PRINCIPATVS ANNO V SALVT1S VERO MCCCLXI . Il Breve che ha nella Sala del Maggior Consiglio col suo Ritratto è : TARVISIVM OBSIDIONE LIBERVM FECI | PACE CVM IIVNGARIS INITA. Medaglie non ne conosco. Abbiamo le monete già indicale nell’ Indice di monsignor Giannagostino Gradenigo, e lo zecchino del Delfín si conta fra’ i rari. 97. VBÈRTVM TESTAM POLAE EPISCOPVM VENETIARVMCIVEM SVSP1C1TE BONI ATQ. VENERAMINI . CVIVS VIRTVS QVASCVMQ-DE OPTIMO VIRO LAVDES EXCOGITARI POSSVNT ABVNDE MERVIT . DOCTRINA AMPLVS MORIBVS SVAVIS FACVNDIA IN-SIGNIS VIRTVTE PRAECLARVS ANIMO EX-CELSVS OPERIBVS ILLVSTRIS VITAE CASTRATE BEATISSIMVS . SPARGITE TVMV-LVM LACRYMIS . ‘‘EHEV NIMIVM CITO EREPTVS .ANNO DOMINI MDCXXII. Anche questa iscrizione, che travasi registrata nel codice Palferiano, vedesi cancellata da linee di inchiostro diverso ; cosicché tengo che non sia stata mai scolpita, tanto più che avea già in suo onore quella che abbiamo veduta al numero 2$, e che tuttavia si legge bensì coll’anno 1623, mentre malamente in questa v’è il 4622. (*) Egli premette : Sepulttira Domini Joannis Delphino de cotifinio Sanctomm Aposlolorum q. Serenissimi Fenetiarum ducis est in Capello muro diete Capelle parte sinistra affixa prope altare fornice et picturis ornata et insignibus sine epitaphio quod tale esse poterai ec. Sepultura supru-tcripte domns prò familia est in eadem Capello in terra sub suprascripta sine epitaphio. Tomo VI. 87