potè cogli occhi suoi vedere il doge, e accertarne il papa. Questi allora sentì gran dolor perché ghe dispiaseva andar in persona e ghe dispiaseva anche mancar della promessa. Da queste parole dello storico Malipiero è chiaro che il Papa non mostrava quel coraggio che vantava. L’Agostini nella vita di Lodovico Foscarini però riflette che il Papa si rattristò conoscendosi disadatto per la gravezza del male ad intraprendere la divisata navigazione. Vennero dunque incontro al doge quattro galere armate presiedute da quattro Cardinali. L’Agostini dice cinque, oltre a molti altri prelati, e ad ogni magistrato della Città. La sera il doge inviò quattro so-vracomiti a salutare il Papa, dicendo che desiderava baciargli il piede, e nJ ebbero in risposta che sarebbe il ben venuto. Ma il dì appresso il Cardinale di Pavia, con due vescovi, disse al doge, che da alquanti giorni il Papa era malato di flusso, e il male cresciuto, e che non poteva esser con lui. Il doge e altri credettero ciò una finzione, o mandò il suo medico Maestro Mattiolo, (1) il quale visitato il Papa, e tornalo alla galea del doge riferì che la malattìa era pericolosa, e che il pontefice morrebbe presto; e così fu che la notte seguente il lunedì venendo il martedì 13 agosto 1464, alle ore otto PIO II passò di questa vita (2). La mattina del 14 il Collegio de’ cardinali ne fece avvisare il doge, il quale dolendosene mostrò desiderio di conferire co’ Cardinali alcune cose d’importanza circa l’impresa. In fattij ridottosi il Concistoro a"’ 15 dello stesso mese, furono mandati quattro cardinali a levare il doge, il quale smontato di galea, dice il Sanuto e anche l’Agostini, giacché per motivo della pestilente influenza erasi trattenuto co’ suoi nelle galee ( ma il Malipiero dice dal palazzo ove alloggiava) montò sopra un cavallo leardo coperto dì panno d’oro fino a terra , cavalcando avanti di lui due Cardinali e due dopo, e a piedi tutta la cittadinanza d’Ancona, accompagnato inoltre dai Sovracomiti, dai Consiglieri a cavallo, e da infiniti altri a piedi. E con questo corteg- gio andò in Vescovato, e vide il corpo morto del Papa; poscia andò nel Concistoro e sie-detle presso il cardinale Niceno, che n’ era il presidente. Parlò a’ cardinali parole gravi e brevi, esortandoli ad essere favorevoli al-!’impresa, e che nella creazione del Papa volessero lasciare da parte ogni rispetto, e avere in mira il pericolo che sovrasta a tutta la cristianità, protestando che dal lato della Signoria lutto era apparecchiato ; inoltre essere necessario che Mattia re di Ungheria , il quale ha messo insieme un grande esercito per questo fine, sia provveduto di danari , poiché la Signoria da parte sua gli assegnò ducati sessanta mila all’anno. Finito che ebbe il suo ragionamento il Doge, il Cardinal Niceno lodò la Signoria, che sola tra tanti principi cristiani avesse seguito l'esempio del papa, ma soggiunse che l'impresa non poteva più aver luogo. Peraltro fu dato ordine che al doge fossero consegnati quaranta mila ducati trovali nella cassa del Papa di ragione della Crociala, i quali la Signoria dovesse passare al re d’Ungheria. A tale offerta Lodovico Foscarini ambasciatore rese grazie al Collegio apostolico in nome del doge. Contemporaneamente furono assegnale dal doge (se volesse seguire l’andata contro i Turchi ) cinque galee falle armare da’Cardinali epa-gale per quattro mesi, con riserva però, aggiunge (’Agostini, di restituirle allorquando il papa da eleggersi si dimostrasse di contrario parere. Ma alcuni de' cardinali mandarono le dette galee a Venezia per disarmare, e fu consigliato lo stesso doge a ri-patriare, perchè i Cardinali sarebbero partiti da Ancona e recatisi a Roma per la creazione del Sommo Pontefice. Così nel giorno 16 agosto 1464 partito il doge da Ancona co’ suoi consiglieri; e tutto l'equipaggio, navigò verso l’Istria, e in Venezia giunse nei 23 detto, essendogli la Signoria andata incontro fuori de’ due castelli col Bucintoro, ed accompagnollo in Palazzo. Fu poi eletto Pietro Barbo veneziano, che assunse il uome di Paolo II. c il Barozzi attribuisce tale elezione alle parole efficaci del doge Moro, che (1) Cioè Mattiolo o Malleolo de Mattioli perugino illustre medico, già professore in Padova, ricordato anche dal Facciolati, e del quale scrisse un lungo articolo il Vermiglio!! nella Biografia degli scrittori Perugini. Voi. II. p. 99 e seg. ; ma non ricorda questo viaggio del Mattioli col doge Moro. (2) Altri dicono che morì alle ore due di notte del dì 14 agosto 1464, e che la mattina seguente (che sarebbe il 15 agosto) ne fu avvisato il doge.