SAN GIOBBE. 653 » moversi con le sue genti per entrare nelli » paesi del signor Turco, tutte le provvi-» sioni che per quello fussero state fatte » contra della detta Isola, o per alcun altro » luogo della Serenità Vostra si risolvéreb-» bero in nulla, di modo che quella con poca » spesa verrebbe ad assicurar bene le cose » sue et specialmente di quell’isola, che un » giorno converrà dar di molto travaglio a » questo serenissimo dominio; cliel Signor Dio » facciu ch'io non dica la verità. » Al qual proposito riflette : « L’Isola di Cipro si può » dire che sia la grandezza di questo sere-» nissimo Stato. È circondata da ogni canto » da Turchi et così loutana da questa città » (Venezia) che quando l’armata turchesca » ci si ponesse l’assedio et facesse tragittare » li cavalli con le palandrie attissime a que-» sto efTetto prima che a Vostra Serenità » fosse venuto l’avviso sarebbe essa Isola » stata depredata et presa, che poi Dio sa » in che modo eh’ ella si potesse più ricu-» perare. Che castigasse i levenli (sorta di corsari di mare). «Per castigo poi (dice il Donini) » de’ Levenli non le saprei raccordar altro » remedio, che l’operare col magnifico Bassà » per forza di danari, quando non si potesse » con altri mezzij che ne facesse appiccare » alcuno di loro, et parimenti di quelli che » gli danno ricapito, et vettovaglie nelli luo-» ghi del serenissimo Dominio, e che gli fa-» bricano o vendono li vasselli: che quando » ciò fusse una sol volta stato fatto, questi » tristi non ardirebbero più d’entrare nelli » ordinarli posti, ma si salvarebbero, dove » che meglio potessero sì che più facilmente » potrebbero cader nelle mani delti ministri » di Vostra Serenità, la qual sempre che se » ne duole di alcuno di loro all’eccelsa Porta » per mezzo delli clarissimi suoi Baili, mette » quel tale in tanta consideratione delli ma-» gnifici Bassà, et lo fa tenere per così va-» loroso huomo, che in luogo di castigarlo » gli fanno dar soldo da quella Maestà con »•salvo condotto così per li schiavi come » per le prede già fatte; la qual cosa fa sì » che molti, che per altra via non possono » essere accettati al servitio di quella, si » pongono a corseggiare, et fattisi in poco » tempo ricchi del sangue de’ sudditi della » Serenità Vostra, sono poi chiamati a Co-Tomo VI. » slantiiiopoli dove assicurati, come di so-» pra, vengono loro dati Onoratissimi gra-» di, di modo che questi s'immaginano di » far più danni a Vostra Serenità, che ad » altri, poi che ciò gli torna di tanto bene; » la qual da poi commette alli clarissimi sui » Baili che dimandino continuamente perchè » siano liberali li schiavi et rifatti li danni. » A' quali perchè mai non vien data essecu-» liane per. le cause sopradelte et perchè » coh presenti s’inlratengono anche essi Le-» venti con li magnifici Bassà et col Beghr-» bei del Mare, giudicarci che fusse molto » meglio non dimandarli, et sparagnare li 94 » a. (aspri) che si spendono in essi che fuori » di ogni proposito faticare il magnifico Bas-» sà. Il quale quando ha conceduto un sili mile comandamento reputa d’haver rifatta » la Vostra Serenità di tutti li danni che le » sono stati fatti, tenendola debitrice di mollo » per questa cagione. Olirà di ciò sarebbe » anche più che necessario, ottenere un altro »comandamento dall'eccelsa Porta, per il » quale fusse dechiarito, che alcuno, et sia » chi si voglia, non potesse nè da Turchi, » nè da Mori, nè da Levenli comprar alcun » suddito della Serenità Vostra, nè meno » prestargli danari con condìtione che fus-» sero scontati nel servire quello, che li » prestasse in galea, o altramente, et che » comprandolo, o prestandogli danari nel » modo detto di sopra, quelli s’intendessero « perduti, et I’homo libero : che così facendo » si leverà l’occasione a Turchi di dire che » è vero, che li schiavi siano sudditi di quell sto serenissimo Dominio ; ma che haven-» doli comprali o prestatigli li sui danari, » non è il devere che li habbino a perdere, » et che per ciò quelli gli siano resi, eh’essi » all’ incontro lasseranno li detti schiavi; la » qual cosa quando vien detta alli magnifici » Bassà per li patroni loro, rispondono essi » che parendole questo honesto, si facci » provvisione chel Reis o altro Turco, col » quale s’ ha questa difficullà, sia a qualche » modo rifatto del suo danaro, o si contenti » di non dimandarlo, che faranno liberar » essi schiavi. » Che provvedesse circa la falsificazione delle monete : « Ho veduto infinite volte (dice) per » Costantinopoli et Pera molti ducati d'oro » basso et molli anche falsi, della stampa 84