LA CELESTIA 2*° ma e degli antichi latini anchora i piti profondi sentimenti, le più belle e dotte sentenze e le piti leggiadre et artificiose forme del dire investigando, la grandezza et eccellenza loro ha dimostrato, e di continuo dimostra : cosicché a lui siccome ad oracolo avevasi ricorso, e il nome di Socrate erasi meritato, anche perchè a guisa di quel filosofo comunicava non iscritto ma a bocca i proprj pensamenti. Non tanto dall’opere sue, delle quali diremo, ciò apparisce, quanto dalle ampie testimonianze de’contemporanei illustri, dalla corrispondenza sua letteraria, dall’opere che gli venivan assoggettate, dal profitto che altri trasse dalle sue instituzioni. Imperciocché fi-agli altri Sperone Speroni, che fu suo discepolo attestava che Trifone fino da’ teneri anni uso era col suo Petrarca, col suo Orazio, col suo Virgilio poeti alti e sovrani, ma dolci insieme e soavi : che era chiamato nuovo Socrate dell' età sua, essendo che a guisa di Socrate insegnava ma non iscriveva ; che era dottissimo in ogni specie di disciplina; che le vive parole di lui bene intese da' discepoli apportavano a loro più uti-lità in un giorno solo, che non avrebbe fatta in due mesi la lezione di quegli autori che Trifone dottamente spiegava a voce. E scendendo poi a’particolari esponel’opinion di lui in varii argomenti, introducendolo a ragionare e nel Frammento di Lezione in difesa della Canone tragedia di esso Speroni; e nel Frammento sopra t’Istoria, e nel Discorso in lode della terra, e nel Dialogo della Rettorica; e nell’.4-pologia de'Dialoghi; (Opere Speroni T. I. II. IV.). Anche Girolamo fuscelli nel suo Rimario ove parla de’versi sciolti, chiamalo dotto e giudiziosissimo e lo difende dalla taccia che alcuno gli diede di aver detto che i Terzetti o le 7 erze rime italiane sieno atte a rappresentare i poemi eroici latini e greci. Molto mi maraviglio (dice il Ruscelli ) d'alcuni non so chi che per meglio colorar si grande sciocchezza di parer loro ne fanno partecipe anco il dotto e giudiziosissimo AI. Trifone nel che per certo costoro escono pienamente d’ogni vero, che mai quel grand' uom non avrebbe pur sognala una ignoranza tale, coni è quella eh' essi dicono; imperciocché non v' è persona che non sappia chele nostre Terze rime sono purissimamente imitatrici e rappresentatrici de' versi elogi che vanno a' Latini di due in due ec. ( p. 6i ediz. Occhi i74a)- Furon discepoli o uditori di Trifone eziandio Benedetto Bamberti, Iacopo Zane, i due fratelli Giason e CalcerandodeNores, il quale Giason andava superbo perchè il Gabrieli non avea schiffato di stanziar in casa sua per lo spacio dimoiti mesi, gratia, che non hanno potuto conseguir principi et cardinali ( Apologia contra il Verato i5go p. 14 t.) Francesco Sansovino che nella sua giovanil età fu ascoltatore di Trifone per due anni (Osservaz. della lingua volgare i56a p. 295 t.) ; Iacopo Gabriele suo nipote; Vettor Soranzo; Antonio Brocardo ; Bernardino Daniello da Lucca, il quale, giusta l’espression del Varchi (Ercolano. Voi. I. p. 44^- e^iz. Co-min.) fu l'anima diTrifon Gabriello; Girolamo Molino; Bernardo Tasso; Agostino Valie-ro, il quale riflettendo non essere desiderabile che tutti i cittadini consumino tutto il lor tempo nello investigare le cose occulte, e nel disputare, soggiunge che se però sonvi alcuni i quali cosi prendono a vivere, non devon chiamarsi certamente inutili, e qui recando lo esempio del Gabriele dice; Tryphon Gabrie/us vir óptimas, in quo, nostra aetate socratici mores maxime cernebantur, nonne iuvit nostram rempub? cum multos ex nostris adolescenti-bus ad honestatem et ad studia literarum au-dori tate, et oratione, incenderet atque inflama maret; e prima aveva detto che anche in una república desiderar si deve che sianvi uomini lontani da ogni maneggio e imitanti Socratent illuni qui adolescentes ad virtutem excitabat ec. {De reda philosophandi rottone 1577 p. 67); e nel Memoriale a Luigi Contarmi (Venezia i8o3 p. 11) il Valiero ricorda di aver provato gusto ritrovandosi con quel buon vecchio immagine di Socrate. Il Foscarini nel Ragionamento a’suoi nipoti dall’ambasciata di Roma diceva Tra tanti illustri nostri cittadini benemeritissimi nell' erudire la gioventù al tempo della lega di Cambray, e per la sospensione della Università di Padova, sarà sempre di lodevole ricordanza 1riesser Trifone Gabriel (Codice daPonte). Paolo Crivello scrivendo da Venezia del 134.» a’ 19 febbrajo a Lodovico Dolce dice essergli stati cari tre sonetti di esso Dolce i quali (essendo andato io hoggi a far riverenza al tanto mirabile quanto gentile AI. Trifon Gabriele; il qual giorno sarà posto da me nel numero dei felicissimi poi che mi ha concesso tanta gratia il cielo eh' io ho visto et udito così raro miracolo di natura) furono letti da M. Bernardino Daniello presente Al. Triftone, et li fece rileggere tre volte et gli ascoltò con molta attenzione, et non disse altro, forse per non essergli dimandato d'alcun