5. AGOSTINO 44 . ne delle lettere di Plinio del ido8. IVJa nel i5o6 epoca della guerra che lacerava spezialmente 1’ Italia, Aldo si vide costretto di abbandonare Venezia’, e quindi sospendere i suoi lavori. Convennegli anche molto spendere per ricuperare de’ ben» de’ quali era stato spogliato; ma non vi è riuscito; e per giunta in un viaggio che faceva di ritorno da Milano a Venezia ebbe la mala sorte di venire arrestato da alcuni soldati del Duca di Mantova che presolo per un esploratore condussero prigione a Caneto; donde poi fu liberato per li buoni offìcii di Giaffredo Carlo vicecancelliere del Senato di Milano, [iiprese però i suoi lavori nei 1607 ma col soccorso del Torresano, e d’altri amici, fra* quali Pierfrancesco liglio di Marco Barba-rigo che fu doge di Venezia. Giunta anche per li Veneziani l’epoca fatale della lega di Cam-bray, Aldo nel i5io abbandonò Venezia di nuovo, e trovasi che del 1511 era a Bologna e a Ferrara. Riaperse peraltro la stamperia nel i5ia con maggior fortuna di prima, e continuò fino al tempo della sua morte che seguì in Venezia nel giorno 6 febbrajo ì.W* a stile veneto, cioè i5 15 a stile comune, in età d’ anni circa 66 avendo lasciato gran numero di edizioni in pronto per la pubblicazione. La notizia del tempo certo della morte del nostro Aldo la dobbiamo al chiariss. ab. d. Iacopo Morelli che traisela il primo dalli Diarii mss. del Sanuto, nei quali alla pag. agi» del voi. XIX da me anche riscontrata si legge : « 1514 (cioè » i.5i5) 8. febbrajo . In questa mattina essen-w do morto za do zorni qui Domino Aldo Ma- * nutio romano optimo humanista et greco qual « era zenero di Andrea di Axola stampador: « il qual ha fatto imprimer molte opere latine ìi et greche ben corrette, et fatto le epistole « davanti intitolate a molti, tra le quali assai « operette a mi Marin Sanudo dedicò et coni-» pose una gramatica molto excellente. Hor è * morto, stato molti zorni ammalato: et per es-ìi ser sta preceptor de’Signori de Carpi, et n fatto di la caxa di Pii, ordinò el suo corpo » fusse portato a seppellir a Carpi et la moglie » et figliuoli andassero ad habitar ivi, dove « quelli Signori li detteno certe possessioni. Et n il corpo in chiesa di san Patrinian posto con « libri attorno, ivi fu fatto le exequie et una » oratiom in sua laude per Raphael Regio lector « pubblico in questa città in humanità ; et il » corpo poi posto in uno deposito fino si man-» di via «• Dalle quali parole si ponno tener per certe due cose, 1’ una che Aldo abitasse nella contrada di s. Paterniano, l’altra che in effetto poi il corpo suo sia stato a Carpi tradotto, sebbene il Sanuto non lo dica; tanto più che in Venezia nessuna memoria sua sepolcrale si trova; ma però non la si trova nemmeno in s. Nicolò di Carpi, la qual chiesa non era a quel tempo per anche compiuta, come dice il Tiraboschi T. VI. 229, il quale dubita sesia stata eseguita la volontà di Aldo quanto alla sua sepoltura. Questa volontà chiara eziandio apparisce dal Testamento di lui che fu per la prima volta pubblicato dal Zaccaria ( biblioteca antica e moderna di storia Letteraria. Pesaro 1768. T. III. p. 071. e seg.). Esso è fatto in Venezia nel XVI gennajo 1 fi 1 4 a stile veneto cioè 1.» 15 a stile comune, e ne fu notajo Nicolò Moravio prete di s. Marco . Dice il testatore: volo qu od (corpus meuni) dcferaturCarpum et ibisepelia-tur quemadmodum visumfuerit domino Allerto Pio illius oppidi Principi et illustrissimo domino Leonello ejus fratri. Dice inoltre: prae-terea quia est perjìcienda quaedam litera cur-s'wa quam Canzellariam appellant, rogo ipsum Andream ( Torresanum ) socerum ut velit eam litteram perfici a lulio Campagnola, ut faciat majuscutas quae inter se scribuntuf, et quae adjunguntur literis Canzel/ariis . Stabilisce per suoi commessarii fra’nostri Batista Egnazio, Daniele Benier, Domenico Pizzama-no q. Antonio, Gianibatista Ramusio, e Andrea Asolano suo suocero. Tanto poi dalla data della morte segnata dal Sanuto quanto dalla data che ha questo testamento, si vede avere errato il Renouard (voi. Ili- p. 53.) nello interpretare che il i5i5 posto dal Morelli a p, a4 Aldi scripta tria sia more veneto, e che quindi Aldo sia morto a’6 di febbraio del i5i6 dell’era volgare . Imperciocché è indubitato che morì nel >514 more veneto, cioè 1 515 dell’era volgare; e la sua morte fin dal mese di aprile 1515 era pianta da Batista Egnazio nella prefazione al Lattanzio (Venetiis Aldus mense aprili MDXV. 8.) e nel maggio dell’ anno stesso i5i5 era pianta da Andrea da A-sola suo suocero nella prefazione all’ Ovidio (Venetiis. mense maio MDXV. 8.) Egli era ben facile che un uomo di tal fatta non andasse esente da critiche. Fu detto che lasciava correre degli errori nelle edizioni greche; che vendeva i libri troppo cari ; che dava loro de’ margini troppo grandi ed inutili; che si prendeva molta licenza nelle sue conghielture ; e troppa libertà nelle interpretazioni e correzio-