— 96 — 36 . SALA DEL PIFFETTI. Piffetti Pietro. Nacque probabiimente in Valsesia nel 1700 e può dirsi il principe degli ebanisti e dagli intarsiatori del secolo decimottavo. Nel 1730 era a Roma dove conosciuto il marchese d’Ormea, primo segretario di Stato per gli affari interni del Re di Sardegna, fu da questi 1* anno dopo in# trodotto alia Corte di Torino per la quale lavorò durante tutta la sua vita, pur compiendo qualche viaggio a Roma per soggiornarvi qualche tempo. Creò mobili d’ogni sorta, spesso monumentali, ornandoli con composizioni di scene mitologiche, o di cacce, di paesaggi o di deco« razioni floreali, avvalendosi dell’intarsio, che sposava legni rari di diverse qualità e tinte con la madreperla, l’avorio, 1’ otro bianco e colorato cui spesso s’aggiungerono lamine sottilissime d’argento, di bronzo e di ottone. 1 Scrittoio a « consolle ». Lavoro d’intarsio in avorio e legni rari. Sulla ribalta è rappresene tata una figura femminile inghirlandata, seduta sotto un albero e cir» condata da canestri di frutta. Sui fianchi altre due figure femminili : una con un arcipenzolo, l’altra con una picca. Reggia di Torino. 2 e 3 Sgabelli intarsiati eseguiti probabilmente dal 1731 al 1733 a Torino. Reggia di Torino. 4 Tavolino intarsiato di aoorio, madreperla e legni rari eseguito tra il 1733 e il 1737. Nella targa centrale il monogramma di Vittorio Amedeo III. Sul fregio, puttini che reggono la corona reale e gli emblemi della Giù» stlzia, della Temperanza e della Verità. Entro uno dei cassetti, sulla lama di un coltello rappresentato in tarsia è incisa la firma dell’ autore •, nell’ altro sopra una busta pure raffigurata a tarsia è l’indirizzo: A S. R. M. il Re Vittorio Amedeo. Reggia di Torino.