92 Riscontrò poi espressioni identiche presso le diue nazioni sorelle, come p. es. :t mama-ta, sora-ta »., e, per ciò che riguarda i sentimenti intimi dei due popoli, una grande somiglianza fra le loro nostalgiche poesie e canzoni. Conobbe abbastanza bene la lingua italiana, che gli divenne familiare non solo per i suoi studi, ma anche per il contatto diretto con l’italiano- parlato, perciò non mancano nelle sue memorie numerose espressioni di uso corrente e citazioni di motti e di versi italiani. Ma, ciò che conta di più, egli, dopo il ritorno in patria, subì maggiormente l’influenza della corrente latinizzante e italianizzante di quell’epoca e ne diventò, come abbiamo visto, un attivo seguace. Guardando, dalla cima della Colonna Traiana, l’Ur-be Eterna, gli sembrò di Vedere nei sette colli l’immagine delle province abitate dai Romeni e pensando alla loro immane sofferenza augurò la loro unione nazionale : ritornato poi in patria, contribuì anch’egli, secondo le sue forze, al risveglio della coscienza della latinità romena e alla rinascita nazionale e culturale. Oltre ad averi svolto questa sua attività, egli diffuse fra i Romeni, attraverso le sue così personali descrizioni di viaggio, moltissime cognizioni e notizie interessanti, oggettive e variate sull’Italia e sugli Italiani. Venezia, Casa Romena, aprile 1930.