Fondamenta della Riva degli Schiavoni fino alla Veneta Marina, seguito da entusiastiche acclamazioni di : «Viva l’Italia», «viva il Re», «viva Trieste Italiana» ! Agli evviva della folla si univano gli evviva c gli hurrà provenienti dall’«Audace», la cui coperta era assai gremita di persone, specialmente dal lato sinistro, e stavano in estatica contemplazione dello spettacolo che offriva quella moltitudine plaudente e delirante di entusiasmo. Alte grida s’innalzarono dal popolo : « Salúdeme Trieste »! - « Salúdeme Trieste »! Le eliche dell’ «Audace» batterono più vigorosamente e ben presto la bella nave si perde nella foschia, lasciando nel cuore di tutti gli astanti una certa ansia per coloro che dovevano passare il mare pieno d’insidie e di pericoli, e questo pensiero turbava la gioia del grande evento che stava per compiersi. L’«Audace», scortato da CC. TT., da Torpediniere e da M.A.S., usciva dal porto di Lido, avviandosi, sempre costeggiando, alla volta di Trieste, e il viaggio si svolse lento, ostacolato dalla foschìa, che rendeva scarsa la visibilità, e dalle mine vaganti, che bisognava, con grande prudenza, avvistare e scansare. Le vedette, dalle colle, scrutavano il mare, e quando una mina era scorta, veniva dato l’allarme: « Mina a destra, mina a sinistra ». Con qualche colpo di cannone venivano fatte scoppiare, e così per tutto il viaggio, mentre a bordo e-sisteva il buon umore perchè a tutti era nota la grande gioia che si preparava e le accoglienze festose che sarebbero state tributate al loro arrivo a Trieste. Frattanto veniva raggiunto e sorpassato il convoglio che portava le truppe, partito il mattino da Venezia alla volta di Trieste, e formidabili hurrà si innalzarono dalle due parti con gli evviva e l’ar-rivederci. Alle ore 16 l'«Audace» drizzava la prua verso il Castello di Miramare, e la foschìa, che si era molto diradata, lasciava distinguere le colline e le montagne; poi man mano il Porto, gli immensi palazzi, l’antica Luogotenenza, il Municipio ecc. Nel frattempo che l’«Audace» procedeva col sèguito delle altre navi, agli occhi attoniti e meravigliati dei componenti la spedizione si presentò lo spettacolo più impressionante e indimenticabile che immaginare si possa. Trieste apparve infiorata e tappezzata dal tricolore italiano, mentre circa centomila persone si pigiavano lungo i moli e le banchine dell’ampio Porto della città tanto desiderata. Il Molo S. Carlo e gli altri moli erano gremiti di una folla plaudente, delirante di entusiasmo, di una folla che sembrava vestita di tricolore, vestita di tutto ciò che i Triestini poterono trovare, per unire insieme la bandiera italiana, per ornar loro e la città tutta. A tale scopo servirono: coperte, avanzi d abiti, nastri e ogni cosa che potesse essere utile a formare il tricolore, per ricevere degnamente le navi e le truppe italiane. Prima di scendere a terra, S. E. il Generale Conte Carlo Petitti di Roreto, fatto chiamare a prua l’equipaggio dell’«Audace», ad esso così parlò: « Avete avuto il vanto di portare la prima NAVE ITALIANA A TRIESTE ITALIANA. PER VOI LA RI-CONSACRO IN MEMORIA CON L’ANTICO RITO MARINARESCO ». E scagliò una bottiglia di sciampagna italiano, che s’infranse sulla prua della nave avventurata, fra gli applausi e le grida di gioia e di esultanza della folla immensa che acclamava all’Italia, al Re, a Casa Savoia, all’Esercito, alla Marina e all’Intesa. Frattanto il Podestà di Trieste attendeva che I’«Audace» attraccasse al Molo S. Carlo, sul quale una Compagnia di Jugoslavi e di Serbi faceva il servizio d’onore. Il Sottotenente di Vascello Marchi ebbe la ventura di gettare il cavo che doveva unire la nave all’ormeggio. Appena l’«Audace» attraccò, il Podestà salì a bordo ove l’attendeva S. E. il Generale Conte Petitti di Roreto, al (piale rivolse queste parole : « Ho LA GIOIA INEFFABILE, LA MASSIMA CHE POTESSE ESSERE CONCESSA AD IJN FIGLIO DI TRIESTE, ni porgere a Voi, Signor Generale, alla gloriosa Armata e all’eroico Esercito al Vostro Comando, il saluto commosso delia città REDENTA. Trieste, che fede incrollabile ha sorretto NEL LUNGO MARTIRIO, SALUTA I FRATELLI CHE LE PORTANO LA MADRE INVOCATA. Quale sia l’anima di Trieste in questa giornata storica! L’anima mia che vibra dello stesso AMORE LO SENTE: NON SA ESPRIMERE NELLA SUA INTEREZZA LA MIA PAROLA. Trieste stessa lo dirà ». E Trieste infatti in quel momento diceva la sua grande parola di amore, la sua grande parola di gioia, poiché da tutti i petti, ed erano mille e mille, partivano acclamazioni frenetiche, mentre S. E. ringraziava e si avviava allo sbarco. Non appena S. E. ebbe posto piede sul suolo di Trieste, così ne proclamava la presa di possesso : « In nome di Sua Maestà il Re d’Italia prendo possesso della città di Trieste ». Erano le 16.20, quando S. E., dal molo, muoveva in automobile verso il palazzo della Prefettura, seguito dagli Ufficiali del Governatorato, dalle — 152 —