Vita di bordo - In navigazione. Il Comandante del «Fuciliere», C. di C. Matteo Spano condotto dal V. M. Sbertoli, lasciando il traliccio di Grado, la sera del 13 Ottobre, a rimorchio della Sezione Torpediniere 41 P. N. e 58 0. L., ed alle 22.45, mollato il rimorchio, proseguiva con i motori elettrici verso la grande diga del Vallone di Muggia. Il mare piuttosto agitalo e la fortissima corrente da Est oltre a rendere difficile il governo ridussero talmente la velocità del motoscafo che solamente alle 2.10 raggiungeva la testata Nord; pro- seguiva poi randeggiando la diga verso Sud, e a circa 50 metri dalla sua estremità ormeggiava il motoscafo e sbarcava a terra col capo motorista Bertelli e il silurista Bernardini. Non scorse alcuna traccia ili ostruzione tra la diga e la costa, che esaminò accuratamente servendosi di una lunga pertica per un buon tratto. Non vi trovò alcun cavo subaccpieo, ma solamente constatava la presenza di due grandi boe situate a cinquanta metri di distanza fra loro. Secatosi poi col M.A.S. verso la testata Nord della diga, rilevava alcune modifiche che il nemico aveva apportato all’ostruzione. La sonda con l'asta assicurò la presenza di un altro cavo d'acciaio subacqueo che il silurista Bernardini, calatosi in acqua, constatò essere legato ad un anello alla testata della diga. Dopo faticoso lavoro riusciva di avvicinarsi col M.A.S. all’ostruzione e a sospenderla. La verifica a mezzo ilei la sonda con l ’asta escluse la presenza di una rete subacquea, e fu accertato che il cavo di acciaio, che era sopra acqua presso la diga, permetteva il passaggio ad un motoscafo. Date le condizioni atmosferiche tempestose e lo stato minaccioso del mare, il Comandante Bizzo alle 3.45 del 14 Ottobre lasciava le dighe dirigendo su Mula di Muggia e alle 6 raggiungeva Grado senza incidenti, se si deve escludere qualche oggetto di dotazione tli bordo asportato dal mare. L’ATTIVITÀ DELLA NOSTRA MARINA NEL RIPIEGAMENTO SUL PIAVE Negli ultimi giorni dell’Ottobre 1917 l’offensiva nemica a Caporetto portò di conseguenza il ri-piegamento del grosso del nostro Esercito, che dalle solide posizioni mantenute e conquistate in circa 28 mesi di dura e cruenta lotta, dovette retrocedere in un primo tempo oltre il Tagliamento, dove fu opposta temporanea resistenza all’avanzata austriaca per dar modo alle masse in ritirata di riordinare i loro effettivi, e quindi oltre la Livenza verso il Piave con intendimento di opporre quivi resistenza decisiva ed arginare, in uno sforzo supremo, l’oltracotante e minacciosa avanzata del nemico. Bimase alla R. Marina il compito di proteggere dal mare quel ripiegamento e nello stesso tempo di provvedere allo sgombro di Monfalcone e di Grado, ricuperando tutto il materiale bellico colà sistemato per usarlo altrove. (V. Parte VII11« L’opera della R. Marina Italiana al fronte terrestre») Questo periodo fu il più angoscioso per Venezia, che si trovò esposta, oltre agli attacchi aerei, anche sotto la continua minaccia dell’invasione, perchè il nemico tentava d’impadronirsene ad ogni costo. Mai come in quei giorni si manifestò la necessità che Venezia fosse nelle mani della nostra Marina e a costo di qualunque sacrificio, perchè se non avesse più potuto disporre di quella solida base, tutto l'Alto Adriatico sarebbe caduto nelle mani del nemico, che avrebbe potuto, sia con tiri dal mare, che con azioni di sbarco, disturbare le operazioni litoranee di ritirata dell’Esercito : date le condizioni così delicate della nostra ritirata, è facile immaginare quale scompiglio vi avrebbe prodotto e le gravi conseguenze che ne potevano derivare. I marinai d’Italia non ebbero nè esitazione nè scoramenti, fronteggiarono la situazione con animo veramente virile, e in quella dura prova ben dimo- Imbarco di mine sul C. T. «Fuciliere»