Verso la fine di Febbraio, il Comandante Gabriele d’Annunzio, in una missione di ricognizione aerea, per una rapida discesa da alta quota, subiva una grave lesione all’occhio destro, che successivamente poi perdeva la facoltà visiva. Le torpediniere della Squadriglia al Comando dei C. di C. Bogetti, in una delle consuete missioni di affondamento torpedini, nel Marzo 1916, mentre si recavano a collocare un banco di mine presso Punta Salvore, venivano assalite da una Squadriglia di CC. TT. avversari. Data l’eventuale e impari lotta da sostenere, le nostre siluranti stimarono più prudente rientrare a Grado, ove furono assalite da idrovolanti nemici, uno dei quali veniva abbattuto nella laguna circostante. LA PARTENZA DA VENEZIA DELLA DIVISIONE «PISA» La sera del 6 Aprile 1916 il Comandante in Capo del Dipartimento, Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, dava improvvisamente ordine verbale di accensione e di partenza per la mattina appresso, direttamente al Contrammiraglio Cagni Comandante la Divisione «Pisa», all’insaputa degli stessi equipaggi, senza neppure dar tempo al personale, che era sceso a terra, di ritornare a bordo. Il mattino del 7 la Divisione «Pisa» opportunamente scortata da siluranti, lasciava Venezia; in questa occasione si potè constatare che le rigorose norme di segretezza e gli intensificati provvedimenti per dragare e indicare con segnali Cerri le rotte di uscita da Venezia, riuscirono pienamente allo scopo, permettendo ad una intera Divisione di dis- Motoscafo antisommergibile locarsi attraverso l’Adriatico senza incidenti e sen za che il nemico ne venisse a conoscenza. Durante il mese di Aprile sia le Squadriglie dei CC. TT., che quelle delle siluranti, al Comando del C. di V. Pignatti Morano, spiegarono maggior fatica e assidua vigilanza in continue esplorazioni e crociere per la crescente attività bellica nemica; è da citare specialmente la Squadriglia delle torpediniere 19, 20, 21, 22, 23 O. S. al Comando del C. di C. Bogetti. La nostra Marina da guerra si avviava verso l'epoca in cui avrebbe opposto al nemico le nuove armi di offesa, e sotto la sapiente direttiva dell’Ammiraglio Revel, si costruivano febbrilmente pontoni armati, monitori, sottomarini, idrovolanti, e quei motoscafi antisommergibili (M.A.S.) tanto temuti dal nemico, che ebbero gran parte nei destini della nostra Patria per il conseguimento della vittoria. LE PRIME AZIONI DEI M.A.S. NELL’ALTO ADRIATICO Verso la metà del Maggio 1916 i primi motoscafi antisommergibili (M.A.S.) presero servizio a Una sezione di motoscafi armati in caccia Venezia, e a Grado sostituirono i piccoli e inadatti motoscafi del C.N.V.M. nei servizi bellici di scorta, di ricognizione e di sorveglianza al litorale. In tale epoca non avevano le caratteristiche di siluranti, ma sebbene quelle di cannonieri e il loro impiego fu stimato utilissimo pei servizi di perlustrazione lungo la costa, per sventare possibili tentativi di sbarchi nemici a tergo delle posizioni occupate dal nostro Esercito, per scorta agli idrovolanti, per cattura di velivoli avversari costretti ad ammarare in mare aperto e per ricupero mine. Il loro impiego era indispensabile specialmente a Grado che nel 1916 rappresentava la sentinella a mare più avanzata e di maggiore importanza verso il nemico. I primi motoscafi antisommergibili ebbero il battesimo del fuoco in una brillante azione nella notte dal 21 al 22 Maggio 1916, come risulta dal rapporto N. 464 R. R. del C. di C. Conte Alfredo — 371 —