1684, n. 46, F. 163; disp. Renier 17 marzo 1772, n. 27, F. 215; disp. Memmo 3 marzo 1779, n. 19, F. 220; disp. Garzoni 24 dicembre 1783, n. 79, F. 224, e 10 novembre 1785, n. 143, F. 225, e delib. 13 gennaio 1786 (m. v.) ; disp. Zulian 24 marzo 1787, n. 96-2°, F. 227; disp. Foscari 10 aprile 1795, n. 146, F. 240; disp. Vendramin 16 ottobre 1797; E. Pesentj, op. cit., p. 51 seg.). Un Inventario di scritture che passano di Bailaggio in Bailaggio, et sono poste in sacchetti a parte, del sec. XVII, è conservato a Venezia nella Bibl. Marciana (cod. it. cl. VII, n. 1088). L’inventario Imberti trovasi ora presso l’Arch. di Stato di Ven. (Scritture Cost., Indice, Senato) e, per la sua bella rilegatura, era prima esposto nella Sala Margherita. Nei mss. Cicogna (B. 2982) al Museo Civ. di Venezia è contenuta una relazione sull’archivio di Giacomo Rizzo del 1764, l’inventario di C. Giacomazzi del 1788, un rapporto dello stesso del 1795 ed un elenco delle carte passate dal Giacomazzi a Francesco Alberti, segretario del bailo Vendramin, nel 1797. L'archivio del bailo, come vedremo in seguito, fu rimesso all’ internunziatura austriaca nel settembre 1798, passò col palazzo alla Francia nel 1806 e ritornò con esso all’Austria nel 1816. Come risulta da alcuni documenti conservati nell’Arch. di Stato di Ven. (Presidio Gov. Austriaco, fase. 2, e Archivietto della Direz. Arch., fase. 45), esso fu poi trasportato da Costantinopoli a Venezia sulla fine del 1840 e da Venezia venne rimesso a Vienna nel 1842. Nel settembre 1868 fu infine restituito a Venezia in base alla convenzione italo-austriaca di Firenze del 14 luglio 1867. Un elenco degli atti giunti da Costantinopoli, e che dovevano essere inviati a Vienna, è anche conservato alla Marciana (cod. it. cl. VII, n. 1791). Sulla restituzione dell’Archivio nel 1868, cfr. B. Cecchetti in « Arch. Stor. It. », Serie III, T. Vili, parte II, p. 195 segg. Recentemente inventariato in modo sommario, ma non riordinato, esso non contiene atti anteriori a circa la metà del sec. XVI, ed anche per le epoche successive presenta, per le cause sopra accennate, molte lacune. (’) Nel riassumere la storia dei consolati veneti in Oriente, il Presidente della camera di commercio di Venezia riferiva al prefetto del dipartimento dell’Adriatico, con suo foglio n. 3986 del 24 febbraio 1809, quanto segue: «Le scale nel Levante, sede antica del commercio veneto, ove esistevano consoli erano Durazzo, Patrasso, Arcadia, Cipro, Salonicco, Smirne, Aleppo, Alessandria ; ed in Barbaria, Tunisi, Tripoli, Algeri e Marocco. Ad alcuni di questi consoli erano soggetti uno o più vice consoli, stabiliti in quelle località ove il commercio e la navigazione abbisognar potevano di appoggio e di assistenza. I consoli di Salonicco e di Smirne dipendevano intieramente dalla Carica Bailagia, dalla quale per antica pratica venivano eletti: essa carica destinava pure i vice consoli di Rodi, di Canea ed altri ancora. Tutti gli altri consoli veneti tanto posti in Levante che in altri luoghi dell’Europa dipendevano dalla.... Magistratura dei V Savi alla Mercanzia, previe le cui informazioni erano nominati dal così detto Pien Collegio, corpo rappresentante la sovrana autorità. Quello solo residente a Malta per inveterata consuetudine si eleggeva dal Gran Mastro. Duravano nell'impiego il periodo d’anni cinque, in capo ai quali si deveniva dal corpo suddetto, sentiti i 5 Savi, o alla conferma degli attuali per altrettanto tempo, o alla nomina di nuovi soggetti. Questa Magistratura però, sulla base d’un decreto del Senato 10 decembre 1699..., professava che i Baili non avessero facoltà legittima di nominare verun console, e si lagnava come d'un usurpo di giurisdizione ; ma così sempre è corso, e si osserva che la pratica antica riguardo all’elezione che facevano i Baili dei detti consoli e vice consoli non si è giammai alterata. Dei consoli veneti taluni percepivano uno stipendio dal pubblico ; altri percepindolo in misure più modiche avevano alcune incerte utilità a peso dei veneti legni. Il console d’Alessandria non apparteneva ad alcuna di queste classi e riconosceva il suo onorario dalla cassa del Consorzio di Egitto ora soppresso. Per ultima disposizione però del governo veneto, esigeva il diritto del due per cento sopra alcune fissate esazioni ch’egli faceva____ In quanto poi alla connessione col Bailaggio di Costantinopoli dei consolati del Levante ottomano e della Barbaria, si sono già nominati quelli che avevano un’assoluta dipendenza dal Bailo. Gli altri, ch’erano soggetti ai cinque Savij alle Mercanzie, dovevano però sempre mantenersi in corrispondenza con quella Legazione, ed eseguire le commissioni di essa, così giovando al buon servizio del commercio ed ai riguardi del governo, giacché posto il Bailo nel seno della capitale ottomana poteva prender le misure più convenienti alle circostanze ed ai casi » (Venezia, Arch. di Stato, Prefettura dell’Adriatico, B. 177, fase. Consolati, e Museo Civ., mss. Cicogna, B. 3503). Nella minuta del rapporto del Giacomazzi, di cui sarà fatto cenno più innanzi, quest’ultimo ricorda che i consoli di Smirne e Salonicco corrispondevano al bailo, al momento della loro nomina o della conferma in carica, la somma da 10.000 a 12.000 piastre. 382