Secondo il Capellari (Il Campidoglio Veneto, ms. alla Marciana), un ritratto di lui, opera di Tiberio Tinelli, esisteva nella libreria di S. Marco, ma invano ne abbiamo fatto ricerca a Venezia. Coadiutore del Contarini nella prima missione fu Agostino Vianuoli, che nel 1651 divenne cancelliere grande della repubblica e fu padre dello storico Alessandro Maria. (61) Disp. A. Nani 30 gennaio e 4 febbraio 1619 (m. v.), n. no e in, F. 88. Sulla questione dei mercanti bosniaci, cfr. Regesti dei Commemoriali, VII, p. 150 n.° 90-91, p. 152 n.° 98 e p. 162 n.° 17. Al Nani succedette Giorgio Giustinian il cui viaggio di ritorno, avvenuto nel 1627 per via di terra, è descritto in un manoscritto conservato nella Mise. Correr 2655 presso il Museo Civico di Venezia. Un altro ritratto di Agostino Nani, oltre a quello da noi riprodotto nella fig. 78, si conserva nel Palazzo Ducale di Venezia, in un quadro che contiene anche il ritratto del fratello Paolo. (62) « Kiahya », luogotenente del visir. (e3) Disp. 24 settembre 1638, n. 89 e 90, F. 119. (64) Disp. 21 luglio 1639, n. 145, F. 120. Per facilitare la risoluzione dell’incidente il Contarini dovette, come al solito, distribuire una bella somma di reali fra i dirigenti della Porta, indicati nei Regesti dei Commemoriali, VII, p. 193 n.° 98. (65) B. B., I, 330, 434. (66) A. Contarini ci ha pure lasciato una bellissima relazione di quest’ultima missione: cfr. Relazione del Congresso di Munster del Cavaliere Alvise Contarini, ed. N. Papadopoli, Venezia, 1864. Copia dei disp. del Contarini da Costantinopoli si trova anche alla Marciana (cod. it. cl. VII, n. 1084-88) ; ivi conservasi anche la commissione ducale rilasciatagli nel 1636, che ha una bella rilegatura di cuoio impresso di stile orientale (cod. it. cl. VII, n. 1870): v. fig. 83. (67) La chiesa di S. Maria Draperis, che si trovava a Calata e fu distrutta dall’incendio del 1660; essa fu poi ricostruita a Pera, ove esiste tuttora (cfr. Belin, p. 272 segg.). (6S) Disp. Alessandri 29 aprile 1642, F. 123; le esequie sono narrate nel disp. 19 maggio 1642. (69) A. M. Vianoli, Historia Veneta, parte II, Venezia, 1684, p. 600. (70) Il cadavere del Grillo venne seppellito dai turchi nel villaggio di Arnaut Kòi, sulla riva europea del Bosforo, presso Costantinopoli. Essendo stato però invocato dalla vedova il permesso di riavere il corpo del marito, il gran visir, cedendo alle insistenze dell’ambasciatore di Francia, accordò l’autorizzazione permettendo anche che il cadavere fosse pubblicamente seppellito secondo l’uso del paese. L’ambasciatore di Francia — riferì tra l’altro l’Alberti — «mandò tutta la fameglia per honorarlo, essendovi concorsa una infinità di popolo, che compattendo il caso con lagrime abbondanti, sollenizzorono li funerali. La miserabile et afflittissima vedova, havuto l’annoncio della morte del marito, squarciò tutte le vesti sopra di se teneva, essendosi vestita di sacco et cinta di fune, piangendo et dibattendosi per il pavimento, con segni et parole tali che ben indicavano la maggior passione di sua anima. Nello stesso stato si ritrova il figliuolo con tutte le sorelle, non sapendo sperar altro reffrigerio nelle grandissime loro amaritudini che la memoria delle gratie benignamente impartite da codesta Ser.raa Rep.ca a quelli che fedelmente s’impiegano et muoiono in servirla. Io procurai soccorrer essa Grilla di qualche denaro, stante le instanze fattemi, come riverentemente ho scritto, et gli mandai col mezo del dottor Scocardi 75 reali, facendola accertare dell’ottima publica volontà verso la sua casa, per l’affetto che si portava da V.V. E.E. alla persona del q.m suo marito» (disp. 5 maggio 1649, F. 133). (71) Dopo la liberazione, il bailo riferì che due giorni prima dell’incidente si era allontanato dal bailaggio il dragomanno Andrea Bon, il quale viene descritto come un pessimo individuo che si era reso colpevole di gravi scorrettezze ; anche altri dragomanni, come Giovanni Olivieri, erano riusciti a sottrarsi all’arresto e si erano tenuti nascosti, senza curarsi della sorte dei loro compagni, ciò di cui il Soranzo muove loro rimprovero. Tre membri della « bassa famiglia » erano stati, subito dopo l’arresto, condannati a servire sulle galere ed uno di essi aveva tentato di sottrarsi a questa dura sorte col dichiararsi pronto a farsi musulmano, ma ciò non gli aveva giovato perchè era stato egualmente posto al remo. Il dragomanno Bon era stato fra coloro che avevano maggiormente danneggiato Sebastiano Saivago. Egli era stato menzionato con elogi pochi anni prima nella relazione di Alvise Contarini, il quale aveva tra l’altro accennato che il Bon stava preparando « certa istoria degli Ottomani cavata dall’istoria loro » (B. B., I, 428). 239