cipali corti d’Europa, doveva cessare a Costantinopoli la sua vita il 22 settembre 1729. « —Alli 7 dunque del corrente — narra il segretario Orazio Bartolini — per preparare l’Eccellenza Sua l’anima pura alla solennizzazione della festa di Natività della Beatissima Vergine, propose, con rigida pietà al corpo, poco e ruvido cibo in austero digiuno. O siasi da questo fatta provocazione allo stomaco, o fosse vicino alla sua declinazione l’adorato individuo, il fatto è eh’ in quella vigilia ad ore 22 in circa, appenna arrivato nel giardino di quest’Ambasciator di Francia, ebbe un estro (38), disse lui, forse dal suo divoto zelo qualificato solamente per tale, che diede il primo assalto alla preziosa sua vita. « Mi trovai, come al solito, presente servendolo, e con fatica lo persuasi ritirarsi in questa casa di Vostra Serenità, ove giunto, dopo breve spazio di tempo mi licenziò, cercando riposo. Otto giorni doppo gl’accadde un secondo accidente che voleva, ma non potè occultar tanto eh’ io non l’abbia penetrato da un suo fedele domestico. « Resosi l’affare serioso, mi produssi immediate alli suoi appartamenti e genuflesso lo pregai voler a porte chiuse sottomettere almeno agl’esami di una consulta l’apertura della sua vena. Mi ricusò a primo incontro con vigore, ma sino a che, commosso dalle mie riverenti e tenere supplicazioni, permise in grazia mia l’accesso a medici. « Entrarono in tre. Quest’abile dottor Allugara, il vecchio Conegliano ed il Predicari, tutti sudditi di Vostra Serenità, e proposta l’evasione di sangue ognuno l’escluse giudicando che essa poteva sollecitargli la morte, mentre andava mancando per non poter più vivere. Così fu, perchè un’insensibile febretta logorò le forze, illanguidì il respiro e passò in momenti [sic], ma doppo sette giorni, da suoi affanni all’eterno riposo. « Alla gravissima perdita, che riflette a publici non meno che a privati riguardi, trovano i superstiti un valido conforto e nella sua vita e nella sua egualmente santa morte. S’accostava ogni festa al Sacro Altare, e tutte le sere al Padre suo spirituale, e così anco nell’ultimo dei suoi giorni il congedarsi dal Sacrifizio della Santa Messa e dal mondo fu di grazia Divina un punto solo. Non ha deposte il sacerdote tutte le sacre vesti che dovette riassumere la stolla, et in tre strette di mano ricevette gli ultimi segni della sua unica vera fede____». Sul tavolo di lavoro del defunto bailo, il Bartolini trovò tra le molte carte e trasmise con commozione a Venezia un foglio scritto dal Dolfìn poco prima di morire, che rivela tutta la serenità, la dignità e l’amor di patria di questo nobilissimo rappresentante della repubblica, e che era così concepito : « Serenissimo Principe - Offro all’Ecc.mo Senato mio benefico Padre con 270