proprio nel 1797 dal pittore francese Castellan (20) ; « sontuoso e deliziosamente situato », lo definiva anche un altro scrittore di quell’ epoca, il Dal-laway, cappellano dell’ambasciata inglese (21). Il conte Batthyàny, che visitò Costantinopoli nell’estate dell’anno 1800, accettò l’offerta fattagli dal barone Herbert Rathkeal, allora in villeggiatura a Buyukderè, di abitare nel palazzo di Pera, per il quale il viaggiatore ha parole di ammirazione, e che conservava ancora sulla facciata il leone di S. Marco (22). Un altro viaggiatore, che si trovava a Pera nella stessa epoca, sostava pure ad ammirare, tra i palazzi sfuggiti alle fiamme, quello di Venezia «simile ad un grande castello», ove risiedeva allora l’internunzio t23). Oltre ad opere di manutenzione e di restauro, l’edificio — come aveva rilevato il barone Herbert Rathkeal — abbisognava di provvidenze anche per ciò che riguardava l’ammobigliamento : il Vendramin infatti, che aveva dovuto vendere vari effetti di sua proprietà quando non riceveva più gli emolumenti da Venezia, vi aveva lasciato al momento della partenza, come l’internunzio aveva comunicato a Vienna, soltanto pochi effetti e mobili di proprietà pubblica i24). Questa prima occupazione austriaca del palazzo non fu però di lunga durata. Dopo la battaglia di Austerlitz veniva stabilito nel trattato di Pre-sburgo (26 dicembre 1805) che Venezia, l’Istria e la Dalmazia passassero al Regno d’Italia, recentemente costituito sotto lo scettro di Napoleone e l’amministrazione di Eugenio Beauharnais. Veniva così a cessare ogni base per le pretese austriache sull’edificio, dato che tutto l’antico dominio veneziano era ormai sottoposto direttamente o indirettamente alla Francia. Questa potè perciò entrare in possesso del palazzo e dell’archivio di Venezia a Costantinopoli, ciò che avvenne nell’agosto 1806 (25): pochi mesi prima essa aveva occupato anche il palazzo di Venezia in Roma (26). L’internunzio, barone Sturmer, sperava tuttavia di poter esser lasciato nell’edificio almeno tutto l’inverno successivo, ma l’ambasciatore di Francia, generale Sebastiani, si mostrò disposto ad accordargli solo una proroga di tre mesi, dato il tenore delle sue istruzioni e l’eventualità che il palazzo dovesse presto ospitare il ministro del nuovo Regno d’Italia. Il Sebastiani desiderava inoltre installare subito nel recinto, al posto occupato dalla cancelleria italo-austriaca, la cancelleria italiana dell’ambasciata di Francia, sotto la direzione di Antonio Franchini, già impiegato del bailaggio ; lo Sturmer riuscì tuttavia ad ottenere che anche questo trasferimento fosse rimandato; egli si preoccupava intanto di cercarsi un’altra abitazione, ciò che si presentava assai difficile perchè la scelta era molto limitata ed i prezzi altissimi (27). 360